ViaggiDellaMente

Pensieri sparsi in ordine sparso.

Chi sono

Utente: GuidoR
Nome: Guido
Partito da Napoli circa dieci anni fa e non ancora arrivato. Sono curioso, mi piace conoscere quello che è intorno a me. Mi piace la musica, interminabile colonna sonora della mia vita, mi piace leggere, per andare lontano con la mente, mi piace scrivere, per poter dire di esserci stato. Ho 33 anni e voglio ancora imparare.

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mercoledì, 11 novembre 2009

Avere vent'anni.

S7302363
Il vento in faccia che ti scombina i capelli.
Le macchine dietro che non riescono mai a superarci.

Ci chiedono che senso ha non mettere il casco, senza aspettare la risposta. Loro non la potranno mai capire.
Non si guardano nei loro doppiopetti, le cravatte al collo che li soffocano, chiusi nelle loro macchine nuove nuove di pacca.
Non riescono nemmeno a guardarsi in faccia, se no capiscono già che sono morti.

Io a vent'anni non voglio sentirmi morto. Vivo d'istinto, corro senza fretta.
Passo dove non si può passare, mi fermo dove non ci si può fermare.
Non so cos'è il pericolo, non so cos'è la paura, non so cosa siano le regole.
Il mondo sono io, il mondo è casa mia, è questo scooter che tengo sotto il culo, è questa città che ti rapina.
 
Vi state prendendo questa vita mia, almeno la strada dove passo no, è ancora mia.
Chiamatela libertà, quella che voi avete perso dentro ai vostri schemi.
Fasulli. Finiti. Falliti.

http://www.youtube.com/watch?v=2qDGOR15YdY&feature=fvw
postato da: GuidoR alle ore 12:28 | link | commenti (1)
categorie: italia, storie, napoli, esistenze, almamegretta
mercoledì, 28 ottobre 2009

Il Cielo di Bagdad.



Quella musica che ti prende l'anima, quella musica che ti culla la mente.
Quella musica che non ha bisogno di parole, che si accontenta di essere sottofondo, che poi è dove si appoggiano i pensieri.
Quella musica, eterea come la neve, che pensi arrivi da paesi lontani, lacerati dal ghiaccio, ansiosi di calore, quella musica che vive della tua stessa realtà, qualche sospiro più in là.
Quella musica che non conosce confini e che vorresti ascoltare per ore, ancora e ancora. Ingordo. Affamato. Insonne.
Il cielo di Bagdad, signori è qui, e sotto ci siamo noi, qui ed altrove, ora e lontano.
Pura magia. 
 
postato da: GuidoR alle ore 10:28 | link | commenti
categorie: musica, arte, napoli, radici
giovedì, 03 settembre 2009

Ammèn

postato da: GuidoR alle ore 11:29 | link | commenti (2)
categorie: musica, italia, arte, napoli, radici
giovedì, 02 luglio 2009

Clustering...

Quando ti capitano cose sfortunate ed 'accidentali' come ad esempio una rapina per esempio dell'auto, ti trovi inevitabilmente a parlare con chi incontri dell'episodio.

Tutti commentano a loro modo. Ovviamente in maniera diversa.

Sulla base delle reazioni e dei commenti, le persone possono essere aggregate nei seguenti principali cluster:

Il Supereroe

"una volta è capitato anche a me, ma me ne sono accorto in tempo guardandoli in faccia, mi sono dimenato, ho urlato, ho messo a frutto i 35 anni di lezioni di kung-fu, li ho storditi e li ho messi in fuga..."

Il Fortunato

"anche a me è capitato, ma l'ho ritrovata dopo un paio di giorni, accidentalmente, per puro caso, mentre passeggiavo, di notte, in un vicolo cieco ad appena 37 km da casa mia..."

Il Previdente

"eh, io cammino sempre con la sicura alle portiere, cammino sempre con i finestrini alzati, non mi allontano mai da strade che conosco a meno che non sia tra le 11:00 e le 12:30 o tra le 17:30 e le 18:30, non porto mai soldi contanti con me nè carte di credito, ho sempre la pistola in tasca, il bazooka nel cofano..." 

L'AncheAMeMaDiPiù

"anche a me è successo e non una volta, con le mie Ferrari, erano in otto, su dieci scooter, avevano due mitragliette per uno, tra l'altro a mezzogiorno, davanti al commissariato di Polizia, mi hanno rubato anche 10 mila Euro, tre borse di Vuitton..."

L'Amico

"non ti abbattere, non sono più forti di te..."

postato da: GuidoR alle ore 11:29 | link | commenti
categorie: amici, napoli, esistenze
lunedì, 01 giugno 2009

Sbattere in faccia alla realtà.

La pistola ha lasciato un brivido freddo sulla tempia.

Le voci rimbombano nelle orecchie, i loro volti negli occhi e in fotografie indelebili.

Provi a farti domande, a non ascoltare le risposte.

Provi a pensare che non sia vero, a convincertene, ma poi riapri gli occhi e capisci che i sogni sono un'altra cosa.

Pensi a ciò che ti rimane, quello che resta, quello che ora è la vera forza.

postato da: GuidoR alle ore 17:03 | link | commenti (2)
categorie: napoli, camorra, resistenze, esistenze
giovedì, 02 aprile 2009

Fortapàsc.

Ormai non provo neppure rabbia. Una corteccia mi protegge dalle emozioni. Non rancore, non delusione.

'Qui non è Fortapasc' e pensi che poco è davvero cambiato, non la cultura del malaffare, non la prepotenza, non la voglia di continuare a deturpare ed affliggere questa terra.

Non è cambiata la mancanza di rispetto per chi ancora si fa delle domande, l'isolamento per chi prova ad alzare la voce, l'emarginazione e lo screditamento nei confronti di chi invita gli altri ad aprire gli occhi.

Il film di Marco Risi è anche uno specchio sul nostro passato che inevitabilmente traccia una linea di tendenza, immaginaria, che porta a vedere come siamo oggi e a proiettarci idealmente nel domani.

E il risultato è un schiaffo in faccia.

Non so se esiste una via d'uscita a tutto questo. Siamo ancora Fortapàsc, rinforzato, con uno nuovo sistema di difesa, ancor più radicato nella cultura rispetto a venti anni fa. Ma con una differenza, che è ciò che fa ancora più paura. Fuori Fortapasc c'è un altro Fortapasc e poi un altro e poi un altro. Cerchi concentrici che non si interesaco mai, ma che si contengono reciprocamente e che rappresentano il sistema di comunicazione, la politica, la borghesia, la classe dirigente e molti di noi (non tutti, per fortuna) semplici cittadini silenti e conniventi.

Fortapasc è ovunque. E continuerà a ad esserlo e a svilupparsi fino a quando le nostre coscienze distratte non si sveglieranno e troveranno una sintonia comune. Fino a quando ciascuno di noi non lancerà uno sguardo appena più lontano, appena un po' più in là da noi stessi, dal nostro mondo sempre più chiuso e avviluppato in un egoistico loop.

Fino a quando ciascuno non smetterà di dosso i propri panni da 'impiegato' e vestirà finalmente quelli propri del suo mestiere.

’... ci sono i giornalisti-impiegati e i giornalisti-giornalisti...dammi retta, questo non è un paese un paese per giornalisti-giornalisti’

http://www.youtube.com/watch?v=LNZ1TBBIMog

http://www.youtube.com/watch?v=vwcyR4Rhh1Q

postato da: GuidoR alle ore 18:58 | link | commenti (2)
categorie: cinema, napoli, camorra, resistenze, esistenze
mercoledì, 18 marzo 2009

È la camorra il nuovo terrorismo.

di don Peppino Diana

Assistiamo impotenti al dolore di tante famiglie che vedono i loro figli finire miseramente vittime o mandanti delle organizzazioni della camorra (...)
La Camorra oggi é una forma di terrorismo che incute paura, impone le sue leggi e tenta di diventare componente endemica nella società campana.


I camorristi impongono con la violenza, armi in pugno, regole inaccettabili: estorsioni che hanno visto le nostre zone diventare sempre più aree sussidiate, assistite senza alcuna autonoma capacità di sviluppo; tangenti al venti per cento e oltre sui lavori edili, che scoraggerebbero l'imprenditore più temerario; traffici illeciti per l'acquisto e lo spaccio delle sostanze stupefacenti il cui uso produce a schiere giovani emarginati, e manovalanza a disposizione delle organizzazioni criminali; scontri tra diverse fazioni che si abbattono come veri flagelli devastatori sulle famiglie delle nostre zone; esempi negativi per tutta la fascia adolescenziale della popolazione, veri e propri laboratori di violenza e del crimine organizzato.


E' oramai chiaro che il disfacimento delle istituzioni civili ha consentito l'infiltrazione del potere camorristico a tutti i livelli. La Camorra riempie un vuoto di potere dello Stato che nelle amministrazioni periferiche é caratterizzato da corruzione, lungaggini e favoritismi.

La Camorra rappresenta uno Stato deviante parallelo rispetto a quello ufficiale, privo però di burocrazia e d'intermediari che sono la piaga dello Stato legale. L'inefficienza delle politiche occupazionali, della sanità, ecc; non possono che creare sfiducia negli abitanti dei nostri paesi; un preoccupato senso di rischio che si va facendo più forte ogni giorno che passa, l'inadeguata tutela dei legittimi interessi e diritti dei liberi cittadini; le carenze anche della nostra azione pastorale ci devono convincere che l'Azione di tutta la Chiesa deve farsi più tagliente e meno neutrale per permettere alle parrocchie di riscoprire quegli spazi per una "ministerialità" di liberazione, di promozione umana e di servizio.


Forse le nostre comunità avranno bisogno di nuovi modelli di comportamento: certamente di realtà, di testimonianze, di esempi, per essere credibili. Il nostro impegno profetico di denuncia non deve e non può venire meno. Dio ci chiama ad essere profeti (...)
Ai preti nostri pastori e confratelli chiediamo di parlare chiaro nelle omelie ed in tutte quelle occasioni in cui si richiede una testimonianza coraggiosa; alla Chiesa che non rinunci al suo ruolo "profetico" affinché gli strumenti della denuncia e dell'annuncio si concretizzino nella capacità di produrre nuova coscienza nel segno della giustizia, della solidarietà, dei valori etici e civili.


Tra qualche anno, non vorremmo batterci il petto colpevoli e dire con Geremia: "Siamo rimasti lontani dalla pace... abbiamo dimenticato il benessere... La continua esperienza del nostro incerto vagare, in alto ed in basso,... dal nostro penoso disorientamento circa quello che bisogna decidere e fare... sono come assenzio e veleno".

http://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Diana


postato da: GuidoR alle ore 10:20 | link | commenti
categorie: italia, libri, memoria, napoli, camorra, resistenze, esistenze
venerdì, 23 gennaio 2009

Sentieri per crescere.

Le mani sporche di grasso, sono in tasca per nasconderle.

Continua a tirare con il naso con cadenza costante, come fosse un intercalare.

Una tuta più grande di tre taglie, ha le maniche e le gambe arrotolate.

I capelli castani sono nascosti da un cappellino da baseball, rosso, portato all'incontrario per non dare fastidio.

Riceve ordini da voci urlanti, esegue senza alzare lo sguardo.

Un'altra macchina arriva, ruote da gonfiare, un'altra mancia, qualche centesimo da mettere in tasca.

Ci sono sogni difficili da seguire, ci sono parole che fanno fatica ad uscire.

"Domenica il Napoli gioca in casa".

Un giorno crescerà anche lui.

postato da: GuidoR alle ore 11:15 | link | commenti
categorie: sogni, storie, napoli
venerdì, 09 gennaio 2009

Miseria intellettuale.

Cannavaro: «Gomorra? Nuoce all'Italia».

Un altro che non ha capito niente, che preferisce i prosciutti sugli occhi, che in fondo non ama davvero la sua gente e la sua terra.

Gomorra non è Napoli ma è a Napoli e in tutto il suo territorio. Regola il commercio, le istituzioni, condiziona la vita sociale e professionale.

Gomorra è nel 'ca si fa accussì', dallo spaccio al parcheggiatore abusivo.

E Gomorra approfitta di chi pensa che sia meglio sottacere, farsi i fatti suoi, di chi crede che il troppo parlare leda l'immagine di Napoli.

Quale immagine?

postato da: GuidoR alle ore 08:59 | link | commenti
categorie: italia, libri, cinema, napoli, camorra
venerdì, 05 dicembre 2008

Sentire la pioggia.

Alzo la testa, apro le braccia e mi lascio bagnare.

Una sensazione nuova o forse dimenticata.

Gli occhi chiusi diventano piccole taniche di acqua piovana, le mani ostacoli che saranno superati, sotto di esse l'acqua tornerà a scorrere.

Una sensazione ancestrale, un ritorno alle origini. La voglia di stare lì per un attimo, come in sospensione.

Unirsi con la natura e lasciare che faccia tutto da sola.

Smettere per un secondo di correre, spegnere la tecnologia, dimenticare il lavoro ed il motore che ci muove tutti i giorni.

Altre gocce cadono, aspetto ancora ancora un po'. 

postato da: GuidoR alle ore 11:41 | link | commenti (2)
categorie: poesia, storie, napoli, esistenze