ViaggiDellaMente

Pensieri sparsi in ordine sparso.

Chi sono

Utente: GuidoR
Nome: Guido
Partito da Napoli circa dieci anni fa e non ancora arrivato. Sono curioso, mi piace conoscere quello che è intorno a me. Mi piace la musica, interminabile colonna sonora della mia vita, mi piace leggere, per andare lontano con la mente, mi piace scrivere, per poter dire di esserci stato. Ho 33 anni e voglio ancora imparare.

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lunedì, 05 ottobre 2009

lunedì, 24 agosto 2009

Ciao Nanda.

Non potevo correre o giocare
da ragazzo.
Da uomo potevo solo sorseggiare dalla coppa,
non bere -
perchè la scarlattina mi aveva lasciato il cuore malato.
Ora giaccio qui
confortato da un segreto che nessuno tranne Mary conosce:
c'è un giardino di acacie,
di catalpe, e di pergole dolci di viti -
là quel pomeriggio di giugno
al fianco di Mary -
baciandola con l'anima sulle labbra
all'improvviso questa prese il volo.

Dall' "Antologia di Spoon River"
di Edgar Lee Masters - Traduzione a cura di Fernanda Pivano

postato da: GuidoR alle ore 09:04 | link | commenti
categorie: poesia, libri, arte, fabrizio de andrè
mercoledì, 11 marzo 2009

Epitaffio.

Ma adesso che viene la sera ed il buio
mi toglie il dolore dagli occhi
e scivola il sole al di là delle dune
a violentare altre notti:

io nel vedere quest'uomo che muore,
madre, io provo dolore.
Nella pietà che non cede al rancore,
madre, ho imparato l'amore".

http://www.youtube.com/watch?v=xqDSMHwsn78&feature=related

postato da: GuidoR alle ore 12:20 | link | commenti (1)
categorie: musica, arte, fabrizio de andrè, esistenze
giovedì, 01 gennaio 2009

Per quelli che non ci sono...

postato da: GuidoR alle ore 14:35 | link | commenti (1)
categorie: musica, poesia, libri, amici, fabrizio de andrè, esistenze
lunedì, 10 novembre 2008

Princesa.

Sistemo questa calza sdrucita prima di uscire. Esco di notte come i topi e gli scarafaggi. Fastidiosi come me, neri più di me.

Sono venuta in Italia, per guadagnare, fuggita da un posto lontano che non mi voleva più.

Mi hanno illuso con le mani, con le parole, con i loro corpi, facendomi credere che sarei arrivata nella terra promessa, dove ogni sogno sarebbe diventato realtà. Mi avevano parlato di soldi, di una nuova vita, mi avevano parlato di un amore che non arriverà.

Ho conosciuto il freddo, il gelo che di notte ti taglia la faccia ed il vento che ti vìola nell'intimità come mani impertinenti. Ho conosciuto la violenza e la sopraffazione, il dolore, lividi e cicatrici e gambe che non ce la facevano a reggermi più. Ho conosciuto lacrime divenute asciutte, compagne sincere del mio passato.

Ho conosciuto l'attesa, fari che si avvicinano come per sceglierti, finestrini che si abbassano come per sapere ed una giostra che andava avanti per lunghissime ore.

Ho conosciuto i sogni, pensieri affannati, quelli che ti servono per distrarti e andare lontano, quelli che ti aiutano a fuggire da un corpo posseduto da un estraneo, sconosciuto a questo cuore.

Domani mi sveglierò tardi, in un posto lontano, in un letto affittato in tre. Domani tornerò qui, su questo marciapiede-secondacasa. Non avrò freddo e non piangerò.  Domani mi aspetta un nuovo sogno per andare lontano.

postato da: GuidoR alle ore 19:21 | link | commenti
categorie: storie, fabrizio de andrè, esistenze
venerdì, 29 agosto 2008

Senza più lacrime.

NYC83405

Me l'hanno portato via senza dirmi nulla.

E con lui ho perso tutto, davvero. Della casa non mi importa, vivevo lì da quando sono nata, ma è passato in un attimo, un battito di ciglia.

Gli spari e mi sono voltata, sono uscita di casa, c'era polvere. Ho gridato il suo nome con la forza che avevo in corpo, ma non mi sentivo, lui non mi sentiva.

L'ho visto che giaceva lì, a terra, una pozza del suo sangue. Bianco in volto, sulla fronte rivoli rossi di vita che andava. Ho sentito che morivo con lui, ho sentito il tempo cambiare, le gambe deboli che non mi sorreggevano, ho visto che non avevo la forza di tornare indietro, ad un attimo prima, solo un secondo. Ho sentito il dolore ed un peso addosso. Ho visto una madre oramai impotente e vuota, senza una ragione di vita.

Le cose non dette, i giorni ancora da vivere, il suo sorriso, un abbraccio.

Avevano detto mai più guerre, avevano detto che il mondo sarebbe cambiato, sarebbe stato migliore. Avevano detto mai più sacrifici.

Mio figlio è lì a terra, esamine come un Cristo in croce, figlio mio, figlio di un sacrificio dovuto.

Un altro sacrificio perduto.

http://www.youtube.com/watch?v=VYpXIA7BVtI

http://www.youtube.com/watch?v=fAg70I_OLHQ&feature=related

www.magnumphotos.com

postato da: GuidoR alle ore 09:45 | link | commenti (2)
categorie: fabrizio de andrè, esistenze
martedì, 03 giugno 2008

Rimini.

Avete ogni anno le stesse facce, uguali e diverse, insoddisfatte e perverse. Ogni anno la stessa moglie che vi conosce ogni anno un po' meno, figli che perderete, d'estate, che vi faranno sentire un po' più vecchi.

Avete accenti diversi che ogni volta storpiano il mio nome come fosse un quadro falso e ogni volta lo rendono più duro o più aperto. Che invece Teresa dovrebbe essere uguale ovunque.

Avete coscienze sopite e scrupoli che non sapete riconoscere, che cercate agli angoli delle strade di notte o nel sesso della figlia del droghiere, a Rimini o ad Ischia d'estate.

Avete quindici giorni da passare, due settimane per ritrovare le vostre coscienze, per continuare a mentire. Quindici giorni per stare in silenzio, e non rispondere ancora.

Avete un altro anno da passare, un altro anno di scommesse e giuramenti, pioggia e luci accese, turbamenti e falsità. Un altro anno d'attesa che Rimini torni ancora.

http://www.youtube.com/watch?v=iQU2gh06T9k

postato da: GuidoR alle ore 09:32 | link | commenti
categorie: fabrizio de andrè, esistenze
venerdì, 11 gennaio 2008

Oggi è il giorno.

faberOggi è il giorno in cui nove anni fa ha deciso di andare, di uscire di scena per l’ultima volta, come se fosse la fine di uno dei tanti (ma nemmeno tanti) suoi concerti. Ed è uscito di scena proprio come i grandi, senza particolare fragore, senza particolari attenzioni da parte delle folle e dei media, troppo distratti e concentrati su cose più terrene. E proprio come i grandi la sua uscita di scena è di quelle che non lascia indifferente.
Se ne andava prima di tutto un grande uomo, con un immensa stima e fiducia degli uomini e della loro umanità, un uomo che ha dato voce agli ultimi, a chi non è riconosciuto di potersi sentire al pari della restante parte della variegata umanità, ai trans, alle puttane, ai carcerati, agli uomini soli.
E poi è uscito di scena il cantante, il musicista, il poeta in musica, colui che ha saputo disegnare con le sue parole affreschi memorabili, paesaggi (‘mille papaveri rossi’), stati d’animo (‘te ne vai triste come chi deve’), sentimenti (‘non fossi stato figlio di Dio saresti ancora figlio mio’). Ogni parola utilizzata come una pietra, ogni frase come se fosse un capitolo intero, da cucirsi addosso e nella mente.
E’ un periodo che sto ascoltando la ‘Buona Novella’, l’album uscito in piena contestazione studentesca ed anche per questo non compreso, criticato e sottovalutato. Fabrizio prende spunto dai Vangeli apocrifi, quelli non canonizzati dalla chiesa, perché rispetto a quelli ‘ufficiali’ hanno il grande pregio di porre molto di più in risalto l’aspetto umano dei protagonisti dei Vangeli, da Maria, chiusa in ‘collegio’ all’età di tre anni ed espulsa all’età di 12 quando la sua ‘verginità si tingeva di rosso’, a Giuseppe, immaginato nella sua falegnameria a piallare la croce che poi sarà di Cristo e disposto ad accogliere Maria come fosse sua figlia. Una grande allegoria, sulla condizione umana, sulla condizione della donna, uguale dopo duemila anni, sulle gerarchi e gli apparati che impongono senza conoscere. Il ‘Testamento di Tito’ chiude l’album facendo una rassegna dei dieci comandamenti visti e confutati uno per uno dal ladrone buono, sulla croce affianco a Cristo, prima di morire.
Lo ascolti e non rimani indifferente, come se ti desse occhi nuovi per guardare o semplicemente nuove lenti per provare a vedere il mondo in modo diverso, e allora inizi ad avere fiducia nell’umanità anche tu.
Ma adesso che viene la sera ed il buio
mi toglie il dolore dagli occhi
e scivola il sole al di là delle dune
a violentare altre notti:
io nel vedere quest'uomo che muore,
madre, io provo dolore.
Nella pietà che non cede al rancore,
madre, ho imparato l'amore.
Il Testamento di Tito, La Buona Novella, 1970
http://www.youtube.com/watch?v=yb3ZlnWj8w8
http://www.viadelcampo.com/html/discografia.html
 
 
postato da: GuidoR alle ore 09:56 | link | commenti (11)
categorie: musica, fabrizio de andrè, esistenze
lunedì, 26 novembre 2007

A volte le domeniche sembrano non finire mai.
L’ozio allunga le ore, le fa dilatare e tu pensi che sia solo una costruzione della tua mente, mentre invece è la realtà. Ti trascini tra quello che non sei, ti trascini tra i tuoi interessi che la domenica sono sempre più svogliati. E poi c’è la congiunzione astrale, il tempo, lo spazio, la musica di De Andrè, l’umidità e la pioggia. Ed un cuore che sembra rallentare e poi improvvisamente correre veloce, ancora.
E la pioggia che c’è fuori la senti addosso, e  vivi anche quella come se fosse un segnale, come se ci fosse qualcosa da capire che tuttavia al momento ti sfugge.
A volte sento la domenica pomeriggio come una lunga prigione alla quale faccio fatica ad abituarmi, dalla quale ho un estremo bisogno di liberarmi. Ho bisogno di correre e di fare, ho bisogno di uscire e lavorare.
Ho bisogno che sia lunedì.
postato da: GuidoR alle ore 09:03 | link | commenti (4)
categorie: fabrizio de andrè, esistenze
lunedì, 03 settembre 2007

Impressioni di Settembre

E io mi sa che son o ancora lontano, che faccio ancora fatica, come una macchina che non riesce a ingranare e il motore gira a vuoto. Il mondo mi gira intorno, più veloce di me, troppi volti, non si fermano a guardarmi… sono in cerca di me stesso. Un giorno mi troverò.

 

 

Impressioni di settembre

Premiata Forneria Marconi (PFM)

Mogol - Pagani - Mussida

(1971)

Quante gocce di rugiada intorno a me
cerco il sole, ma non c'è.
Dorme ancora la campagna, forse no,
è sveglia, mi guarda, non so.
Già l'odor di terra, odor di grano
sale adagio verso me,
e la vita nel mio petto batte piano,
respiro la nebbia, penso a te.
Quanto verde tutto intorno, e ancor più in là
sembra quasi un mare d'erba,
e leggero il mio pensiero vola e va
ho quasi paura che si perda...
Un cavallo tende il collo verso il prato
resta fermo come me.
Faccio un passo, lui mi vede, è già fuggito
respiro la nebbia, penso a te.
No, cosa sono adesso non lo so,
sono un uomo, un uomo in cerca di se stesso.
No, cosa sono adesso non lo so,
sono solo, solo il suono del mio passo.
e intanto il sole tra la nebbia filtra già
il giorno come sempre sarà.

http://www.youtube.com/watch?v=DS76YKxiOKU&mode=related&search=

http://www.youtube.com/watch?v=KLbFOHjqoUY&mode=related&search=

http://www.youtube.com/watch?v=Wt7Bxi-KSjc&mode=related&search=

postato da: GuidoR alle ore 12:18 | link | commenti (3)
categorie: musica, deliri, fabrizio de andrè, esistenze