ViaggiDellaMente

Pensieri sparsi in ordine sparso.

Chi sono

Utente: GuidoR
Nome: Guido
Partito da Napoli circa dieci anni fa e non ancora arrivato. Sono curioso, mi piace conoscere quello che è intorno a me. Mi piace la musica, interminabile colonna sonora della mia vita, mi piace leggere, per andare lontano con la mente, mi piace scrivere, per poter dire di esserci stato. Ho 33 anni e voglio ancora imparare.

Partecipano

Foto recenti

Bottoni

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte
lunedì, 01 giugno 2009

Sbattere in faccia alla realtà.

La pistola ha lasciato un brivido freddo sulla tempia.

Le voci rimbombano nelle orecchie, i loro volti negli occhi e in fotografie indelebili.

Provi a farti domande, a non ascoltare le risposte.

Provi a pensare che non sia vero, a convincertene, ma poi riapri gli occhi e capisci che i sogni sono un'altra cosa.

Pensi a ciò che ti rimane, quello che resta, quello che ora è la vera forza.

postato da: GuidoR alle ore 17:03 | link | commenti (2)
categorie: napoli, camorra, resistenze, esistenze
giovedì, 02 aprile 2009

Fortapàsc.

Ormai non provo neppure rabbia. Una corteccia mi protegge dalle emozioni. Non rancore, non delusione.

'Qui non è Fortapasc' e pensi che poco è davvero cambiato, non la cultura del malaffare, non la prepotenza, non la voglia di continuare a deturpare ed affliggere questa terra.

Non è cambiata la mancanza di rispetto per chi ancora si fa delle domande, l'isolamento per chi prova ad alzare la voce, l'emarginazione e lo screditamento nei confronti di chi invita gli altri ad aprire gli occhi.

Il film di Marco Risi è anche uno specchio sul nostro passato che inevitabilmente traccia una linea di tendenza, immaginaria, che porta a vedere come siamo oggi e a proiettarci idealmente nel domani.

E il risultato è un schiaffo in faccia.

Non so se esiste una via d'uscita a tutto questo. Siamo ancora Fortapàsc, rinforzato, con uno nuovo sistema di difesa, ancor più radicato nella cultura rispetto a venti anni fa. Ma con una differenza, che è ciò che fa ancora più paura. Fuori Fortapasc c'è un altro Fortapasc e poi un altro e poi un altro. Cerchi concentrici che non si interesaco mai, ma che si contengono reciprocamente e che rappresentano il sistema di comunicazione, la politica, la borghesia, la classe dirigente e molti di noi (non tutti, per fortuna) semplici cittadini silenti e conniventi.

Fortapasc è ovunque. E continuerà a ad esserlo e a svilupparsi fino a quando le nostre coscienze distratte non si sveglieranno e troveranno una sintonia comune. Fino a quando ciascuno di noi non lancerà uno sguardo appena più lontano, appena un po' più in là da noi stessi, dal nostro mondo sempre più chiuso e avviluppato in un egoistico loop.

Fino a quando ciascuno non smetterà di dosso i propri panni da 'impiegato' e vestirà finalmente quelli propri del suo mestiere.

’... ci sono i giornalisti-impiegati e i giornalisti-giornalisti...dammi retta, questo non è un paese un paese per giornalisti-giornalisti’

http://www.youtube.com/watch?v=LNZ1TBBIMog

http://www.youtube.com/watch?v=vwcyR4Rhh1Q

postato da: GuidoR alle ore 18:58 | link | commenti (2)
categorie: cinema, napoli, camorra, resistenze, esistenze
mercoledì, 18 marzo 2009

È la camorra il nuovo terrorismo.

di don Peppino Diana

Assistiamo impotenti al dolore di tante famiglie che vedono i loro figli finire miseramente vittime o mandanti delle organizzazioni della camorra (...)
La Camorra oggi é una forma di terrorismo che incute paura, impone le sue leggi e tenta di diventare componente endemica nella società campana.


I camorristi impongono con la violenza, armi in pugno, regole inaccettabili: estorsioni che hanno visto le nostre zone diventare sempre più aree sussidiate, assistite senza alcuna autonoma capacità di sviluppo; tangenti al venti per cento e oltre sui lavori edili, che scoraggerebbero l'imprenditore più temerario; traffici illeciti per l'acquisto e lo spaccio delle sostanze stupefacenti il cui uso produce a schiere giovani emarginati, e manovalanza a disposizione delle organizzazioni criminali; scontri tra diverse fazioni che si abbattono come veri flagelli devastatori sulle famiglie delle nostre zone; esempi negativi per tutta la fascia adolescenziale della popolazione, veri e propri laboratori di violenza e del crimine organizzato.


E' oramai chiaro che il disfacimento delle istituzioni civili ha consentito l'infiltrazione del potere camorristico a tutti i livelli. La Camorra riempie un vuoto di potere dello Stato che nelle amministrazioni periferiche é caratterizzato da corruzione, lungaggini e favoritismi.

La Camorra rappresenta uno Stato deviante parallelo rispetto a quello ufficiale, privo però di burocrazia e d'intermediari che sono la piaga dello Stato legale. L'inefficienza delle politiche occupazionali, della sanità, ecc; non possono che creare sfiducia negli abitanti dei nostri paesi; un preoccupato senso di rischio che si va facendo più forte ogni giorno che passa, l'inadeguata tutela dei legittimi interessi e diritti dei liberi cittadini; le carenze anche della nostra azione pastorale ci devono convincere che l'Azione di tutta la Chiesa deve farsi più tagliente e meno neutrale per permettere alle parrocchie di riscoprire quegli spazi per una "ministerialità" di liberazione, di promozione umana e di servizio.


Forse le nostre comunità avranno bisogno di nuovi modelli di comportamento: certamente di realtà, di testimonianze, di esempi, per essere credibili. Il nostro impegno profetico di denuncia non deve e non può venire meno. Dio ci chiama ad essere profeti (...)
Ai preti nostri pastori e confratelli chiediamo di parlare chiaro nelle omelie ed in tutte quelle occasioni in cui si richiede una testimonianza coraggiosa; alla Chiesa che non rinunci al suo ruolo "profetico" affinché gli strumenti della denuncia e dell'annuncio si concretizzino nella capacità di produrre nuova coscienza nel segno della giustizia, della solidarietà, dei valori etici e civili.


Tra qualche anno, non vorremmo batterci il petto colpevoli e dire con Geremia: "Siamo rimasti lontani dalla pace... abbiamo dimenticato il benessere... La continua esperienza del nostro incerto vagare, in alto ed in basso,... dal nostro penoso disorientamento circa quello che bisogna decidere e fare... sono come assenzio e veleno".

http://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Diana


postato da: GuidoR alle ore 10:20 | link | commenti
categorie: italia, libri, memoria, napoli, camorra, resistenze, esistenze
venerdì, 09 gennaio 2009

Miseria intellettuale.

Cannavaro: «Gomorra? Nuoce all'Italia».

Un altro che non ha capito niente, che preferisce i prosciutti sugli occhi, che in fondo non ama davvero la sua gente e la sua terra.

Gomorra non è Napoli ma è a Napoli e in tutto il suo territorio. Regola il commercio, le istituzioni, condiziona la vita sociale e professionale.

Gomorra è nel 'ca si fa accussì', dallo spaccio al parcheggiatore abusivo.

E Gomorra approfitta di chi pensa che sia meglio sottacere, farsi i fatti suoi, di chi crede che il troppo parlare leda l'immagine di Napoli.

Quale immagine?

postato da: GuidoR alle ore 08:59 | link | commenti
categorie: italia, libri, cinema, napoli, camorra
lunedì, 10 novembre 2008

Solo per giustizia.

postato da: GuidoR alle ore 13:18 | link | commenti (1)
categorie: italia, libri, napoli, camorra, esistenze
venerdì, 24 ottobre 2008

Fortuna.

Grido ‘FORTUNA’.
Forte, con tutta la voce e il fiato che ho in corpo. ‘FORTUNA’, mi devo far sentire lontano. ‘FORTUNA’ è un segnale. Chi sa scappa, piano senza dare nell’occhio, chi sa nasconde coca e fumo in un tombino o nella solita macchina bruciata.
‘FORTUNA’, con occhi sempre sgranati e il cellulare in mano solo per rispondere, che pure quello è distrazione.
‘FORTUNA’, forte, appena arriva la Polizia o qualche macchina sospetta che mò pure un tossico può essere della Digos.
‘FORTUNA’ al gelo o sotto il sole che brucia. E una sigaretta che fa passare più veloce il tempo.
Fortuna è il nome della ragazza che mi piace, quella della 2A, quella che non ride mai. Quella che quando le parli diventa rossa. Sorrisi e maleparole, ma so che vuole a me.
Fortuna avrò, quando crescerò.
A sedici anni pensi dei essere fortunato per la vita che fai e per i soldi facili, a venti anni inizi a non farti più domande, a venticinque è troppo tardi per cercare altre risposte.
postato da: GuidoR alle ore 09:53 | link | commenti (2)
categorie: storie, napoli, camorra
lunedì, 22 settembre 2008

Un attimo prima.

Il pantalone mi si è rotto scavalcando un cancello stamattina. L'accesso al cantiere era chiuso, chiuso per gli occhi di altri, per i curiosi, non per chi qui ci lavora e butta il sangue. Per entrare ogni volta devi fare un percorso come in una guerra, un sentiero abbandonato che porta ad una palazzina in costruzione. Quando pensi di esserti perso, allora sei quasi arrivato.

Come quando sono venuto qui, giorni interi senza mangiare, a piedi nel deserto che è come camminare al buio, speri sempre che quando poi la luce si accende sei esattamente dove immaginavi. Ma non è mai così.

Quando pensavo di non arrivare più, quando la voglia di arrendersi si era già impadronita delle mie forze, allora un sospiro e le luci della terra difronte a noi.

Qui mi riconoscono dal colore della mia pelle. Prima di parlarmi per loro sono già assassino, spacciatore, pappone. Rubo il lavoro che non vogliono fare, mi pagano per pulirsi la coscienza come quando danno da mangiare ad un cane randagio. Quando mi parlano non si rivolgono mai a me, mai a me solamente, ma a quelli come me, i negri, la mia gente, le donne della mia terra. Per loro non esisto, non sono una persona. Sono io stesso un popolo per loro, non un nome nè un cognome.

Mi sfruttano di nascosto, mi considerano un problema quando stanno davanti agli altri.

La sartoria chiude tardi stasera, mi hanno detto che per il mio pantalone devo aspettare.

Ho fame e sonno, stasera tornerò tardi.

Eric lavorava in un' impresa edile come piastrellista. Giovedì 18 Settembre era andato alla sartoria Ob Ob exotic fashions per farsi rattoppare il pantalone che aveva addosso. Nella sartoria gli hanno detto che avrebbero pensato a lui soltanto prima della chiusura, alle "nove". è andato a sedersi in macchina. Era stanco o forse si vergognava a farsi vedere con quello strappo nei calzoni. Con altri cinque immigrati è stato ammazzato dalla mano armata della camorra.

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2008/09/21/nel-paese-dove-neri-chiedono-piu-stato.html

postato da: GuidoR alle ore 10:51 | link | commenti (5)
categorie: italia, napoli, radici, camorra, esistenze