ViaggiDellaMente

Pensieri sparsi in ordine sparso.

Chi sono

Utente: GuidoR
Nome: Guido
Partito da Napoli circa dieci anni fa e non ancora arrivato. Sono curioso, mi piace conoscere quello che è intorno a me. Mi piace la musica, interminabile colonna sonora della mia vita, mi piace leggere, per andare lontano con la mente, mi piace scrivere, per poter dire di esserci stato. Ho 33 anni e voglio ancora imparare.

Partecipano

Foto recenti

Bottoni

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte
lunedì, 05 ottobre 2009

giovedì, 19 febbraio 2009

Un genio.

Dolce e ruvido come la sua voce,

spietato e straziante come la sua tromba.

http://www.youtube.com/watch?v=z4PKzz81m5c&feature=related

postato da: GuidoR alle ore 11:41 | link | commenti (2)
categorie: musica, poesia, arte, blues
martedì, 28 ottobre 2008

Autunno.

Un'oca che guazza nel fango,
un cane che abbaia a comando,
la pioggia che cade e non cade
le nebbie striscianti che svelano e velano strade...

Profilo degli alberi secchi,
spezzarsi scrosciante di stecchi,
sul monte, ogni tanto, gli spari
e cadono urlando di morte gli animali ignari...

L'autunno ti fa sonnolento,
la luce del giorno è un momento
che irrompe e veloce è svanita:
metafora lucida di quello che è la nostra vita...

L'autunno che sfuma i contorni
consuma in un giorno più giorni,
ti sembra sia un gioco indolente,
ma rapido brucia giornate che appaiono lente...


Odori di fumo e foschia,
fanghiglia di periferia,
distese di foglia marcita
che cade in silenzio lasciando per sempre la vita...

Rinchiudersi in casa a aspettare
qualcuno o qualcosa da fare,
qualcosa che mai si farà,
qualcuno che sai non esiste e che non suonerà...

Rinchiudersi in casa a contare
le ore che fai scivolare
pensando confuso al mistero
dei tanti "io sarò" diventati per dempre "io ero"...

Rinchiudersi in casa a guardare
un libro, una foto, un giornale
e ignorando quel rodere sordo
che cambia "io faccio" e lo fa diventare "io ricordo"...


La notte è di colpo calata,
c'è un'oscurità perforata
da un'auto che passa veloce
lasciando soltanto al silenzio la buia sua voce...

Rumore che appare e scompare,
immagine crepuscolare
del correre tuo senza scopo,
del tempo che gioca con te come il gatto col topo...

Le storie credute importanti
si sbriciolano in pochi istanti:
figure e impressioni passate
si fanno lontane e lontana così è la tua estate...

E vesti la notte incombente
lasciando vagare la mente
al niente temuto e aspettato
sapendo che questo è il tuo autunno...
che adesso è arrivato...

http://it.youtube.com/watch?v=PMkewm1Hbmo&feature=related

postato da: GuidoR alle ore 18:12 | link | commenti (3)
categorie: musica, italia, blues
giovedì, 27 marzo 2008

Ancora lui.

Ancora lui, il freddo, ancora lui Peppe Lanzetta a sbatterti in faccia parole che lasciano il segno.

'Passerà' e lo speri, 'passerà' e inizi ad ascoltare quella musica, 'il sole ritornerà' e provi a credergli.

E intanto aspetto la primavera.

__________________________________________________

Ma poi il grande freddo passerà e la gente tornerà a ridere.
Perchè di questo c'è bisogno.
Dell'allegria, dell'orchestra di Morricone che ci esegua il tema di "C'era una volta in America", del Samba di un Brasile lontano ma posizionato dietro l'angolo, magari tra Caivano e Casoria, un sassofono che esca dai cumuli di spazzatura e accennando un assolo di Charlie Parker riporti la gente di nuovo a volare, ad alzarsi un pò da terra, per andare in un blu dipinto di blu che spenga per un pò le miserie che ci attanagliano e i volti ombrosi di chi non ce la fa.
Perchè il grande freddo se ne andrà e il sole dentro ritornerà.

Per tutti quelli che pensano troppo al futuro, per tutti quelli stonati da tam tam televisivi, per tutti quelli che hanno dimenticato come si fa l'amore.

Come se Ella Fitzgerald abbracciasse Mahalia Jackson che abbracciasse a sua volta John Lennon che abbracciasse Lou Reed che abbracciasse l'inquilino del palazzo di Piazza Dante che abbracciasse un reduce della guerra in Iraq che abbracciasse un soldato partito per la missione in Libano che abbracciasse mio nipote perso nella nebbia e nel gelo di Bologna.
Perchè è di un grande abbraccio che la gente ha bisogno, un abbraccio vero.
Senza paura di chiederlo, senza paura di darlo.

Peppe Lanzetta

"La Repubblica"

postato da: GuidoR alle ore 10:05 | link | commenti (7)
categorie: musica, libri, amici, napoli, blues, esistenze
sabato, 08 dicembre 2007

Non ci credo ma, a volte, è bello sentirselo dire...

Non è che sia proprio paura, chiamiamola attesa impaziente, chiamiamola latente inquietudine.

A parte che gli anni passano
per non ripassare più
e il cielo promette di tutto
ma resta nascosto lì dietro il suo blu
ed anche le donne passano
qualcuna anche per di qua
qualcuna ci ha messo un minuto
qualcuna è partita ma non se ne va

e qui c'è la mia storia e forse quella di mille altri, quelli che si sentono di aver fatto un investimento sbagliato, quelli che hanno puntato tutto sul cavallo favorito nell'ultima corsa, quel cavallo che non arriverà mai al traguardo...

niente paura
ci pensa la vita
mi han detto così
niente paura
si vede la luna perfino da qui

Non ho un fratello maggiore, ma mi immagino che mi direbbe le stesse cose, sopratutto 'niente paura' e lui, che so avere più esperienza, mi ispira fiducia, provo a credergli...

...
a parte che i tempi stringono
e tu li vorresti allargare
e intanto si allarga la nebbia
e avresti potuto vivere al mare
ed anche le stelle cadono
alcune sia fuori che dentro
per un desiderio che esprimi
te ne rimangono fuori altri cento

Alla fine sono partito dalla nebbia e sono andato a vivere al mare, ho visto stelle cadere, poche, ho espresso i desideri che potevo.

Il tempo passa e i tempi stringono.

Non è che sia proprio paura, chiamiamola attesa impaziente, chiamiamola latente inquietudine.

http://www.youtube.com/watch?v=eVhovL5pV1U

postato da: GuidoR alle ore 22:16 | link | commenti (3)
categorie: musica, deliri, blues, esistenze
martedì, 06 febbraio 2007

Garibaldi's speech.

Non rinnego. Non rinnego perché ho vissuto, perché ho provato emozioni. Non rinnego perché ho dato e ho ricevuto. Non rinnego perché sapevo quel che volevo, e ciò che tu non volevi. Non rinnego perché è così che doveva andare, perché quello era ciò che entrambi immaginavamo, forse. E ciò che entrambi sapevamo già, forse. E non rinnego perché guardando indietro, guardando ad un sabato passato troppo in fretta, scopro e capisco meglio ciò che è stato.

Ti rispetto. La tua determinazione, la tua lucidità di pensiero, la tua voglia di chiarimento interiore. Il tuo sofisticato rigore. Fanno parte di te, della tua persona, del tuo modo di ragionare. Fanno parte del tuo modo di vedere il mondo, di guardare in faccia la realtà, negli occhi, sfrontata, senza averne timore. Fanno parte di ciò che ti porti dentro, esperienze vissute, sulla tua pelle.

La tua freddezza. La tua freddezza che parte da un calore enorme, sconfinato, dentro di te. Quella freddezza che hai visto in me, diversa ed uguale, campanello d’allarme di una fine troppo vicina, di un’incompatibilità inespressa, o forse solo un’altra faccia della paura, un’altra faccia di un cuore parcheggiato altrove, di un animo già regalato, inaccettato, ed oramai vuoto e troppo povero ed insignificante per poter essere dato, regalato ancora. Contrappeso di una mongolfiera che non riesce a volare e che forse non volerà mai più.

Guardo l’acqua che scorre via dalle mie mani giunte. Osservo con pazienza quel che rimane di questa storia che lenta scorre via. Con attenzione e silenzio. Con la voglia di capire e di conoscere. Per conoscersi. Ripenso al tuo volto che è qui e che qui rimane. Come una cicatrice che si porta addosso, come spesso succede nella vita. Cicatrice che al momento è stata dolore e che domani sarà il segno di un ricordo, via via più lontano, che farà fatica a svanire, perché lei è lì che te lo ricorda, quando la guarderai, piccola e profonda cicatrice.

Dolore se t’ho ferita, se davvero non era quel che volevi, se davvero pensi che io, meteora distratta, debba ora temere il giudizio severo della mia coscienza. E di quello della tua. Se davvero pensi che il mio volto, o quel che ne rimane, debba essere cancellato per sempre, così come si fa con gli errori su un foglio quadrettato di matematica. Forse non c’è stato il tempo di conoscermi, troppo poco tempo per dirti che con quella coscienza faccio i conti da quando sono nato e che lei più di ogni altra cosa è maestra e stella cometa, giudice ed amica. Non c’è stato il tempo, forse, per dirti di prendere il meglio da tutto questo, solo il meglio, se un po’ ce n’è stato. Quel meglio che è la vita stessa, che dopo un po’ che osservi scorrere lenta e annoiata, sterza e corre via, veloce, troppo in fretta, senza darti la possibilità di riflettere un attimo in più o fermarti a guardare quel panorama lontano. Quella vita che è già racconto e sceneggiatura, che ogni tanto ci fa leggere quel che viviamo come un’altra pagina che segue le altre e, come le altre, è solo in attesa di essere girata.

 

Dentro di noi abbiamo un'Ombra: un tipo molto cattivo, molto povero, che dobbiamo accettare. (Carl Gustav Jung)

Alla resa dei conti il fattore decisivo è sempre la coscienza, che è capace di intendere le manifestazioni inconsce e di prendere posizione di fronte ad esse. (Carl Gustav Jung)

postato da: GuidoR alle ore 09:00 | link | commenti (11)
categorie: libri, deliri, blues, radici, esistenze
mercoledì, 13 settembre 2006

Che piattume...

Che vita piatta, quanti pochi stimoli...

 

Spazzatura

postato da: GuidoR alle ore 14:20 | link | commenti (2)
categorie: blues, esistenze
mercoledì, 28 giugno 2006

Roots Blues.

 

Parma, Italy

“Parma Italy”, c’era scritto sul cartellone che faceva da sfondo al palco scenico. Come a sottolineare che anche se ti guardi bene intorno, alla gente che canta e balla, al cast internazionale che si alterna sul palco, alla musica che ascolti, al fiume che c’è al di là dell’argine, non siamo in Oklaoma o in Missouri. “Parma, Italy”. Come un pizzicotto sulla guancia per farti svegliare da queste emozioni da profondi Stati Uniti che stai vivendo e ricordarti che stasera il profondo Sud è nella bassa padana. La musica può tutto, anche farti sentire, farti vivere, anche solo per qualche ora, in posti che non conosci. Ti prende per mano e ti cala in realtà nuove. Stai lì a guardare le facce, ad ascoltare le parole di uomini consumati che si alternano sul palco e ne percepisci la loro storia, ne comprendi, tuffandoti, la loro cultura.

 

Il Blues è una musica da viaggio.

Pochi accordi, poveri, su un tappeto di basso. Sopra ci scorrono parole crude da voci roche di sigarette, chitarre sghembe, elettriche, spinose. Sa essere discreta, non cattura l’attenzione, si presta a fare da sottofondo ai pensieri, ai panorami ampi, alle giornate di pioggia intensa, ad un torpore che ti porti dentro, fermo sulla bocca dello stomaco. Fermo.

Il Blues è una musica fluviale, scorre sempre con la stessa andatura, un po’ sorniona, da giornata di ozio, da giornata di ‘non ho voglia’, da pomeriggio di caldo e afa che ti toglie la forza di alzarti da questa maledetta sedia. E questo magone che non va via.

Il blues scorre come un treno, da solo a volte, senza l’aiuto delle parole. Come quando il pilota molla l’acceleratore e non schiaccia nemmeno il freno e le vetture vanno così, per inezia. E potrebbe andare per ore, stessa andatura, per ore. Basso e batteria in sottofondo, come le rotaie per una logora seconda classe. Monocorde non monotono. A volte accelera, è una discesa, è una curva, è uno squarcio di orizzonte, uno spiraglio di luce in mezzo alle nuvole, nere di pioggia. Un assolo di chitarra, un acuto di una voce in falsetto.

Il blues è la tristezza che si porta dentro, cupa come il suono del basso che di questa musica ne è il principe.

Il blues è nelle radici, racconta di sentimenti ‘primitivi’, racconta di sogni di libertà, di amori perduti, di vite vissute lontano dalle radici. E questo, soprattutto questo, genera, a volte, un senso di malinconia, monocorde, mai monotono.

Malinconia. Blues, appunto.

http://www.rootsandblues.org/

postato da: GuidoR alle ore 08:47 | link | commenti (1)
categorie: musica, parma, blues