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Partito da Napoli circa dieci anni fa e non ancora arrivato. Sono curioso, mi piace conoscere quello che è intorno a me. Mi piace la musica, interminabile colonna sonora della mia vita, mi piace leggere, per andare lontano con la mente, mi piace scrivere, per poter dire di esserci stato. Ho 33 anni e voglio ancora imparare.

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giovedì, 27 agosto 2009

VIDEOCRACY.

La Rai rifiuta il trailer di Videocracy "E' un film che critica il governo"

http://www.youtube.com/watch?v=H6goaEF8OyI

http://www.youtube.com/watch?v=-9AXQGGkgK8&NR=1

ROMA - Nelle televisioni italiane è vietato parlare di tv, vietato dire che c'è una connessione tra il capo del governo e quello che si vede sul piccolo schermo. La Rai ha rifiutato il trailer di Videocracy il film di Erik Gandini che ricostruisce i trent'anni di crescita dei canali Mediaset e del nostro sistema televisivo.

"Come sempre abbiamo mandato i trailer all'AnicaAgis che gestisce gli spazi che la Rai dedica alla promozione del cinema. La risposta è stata che la Rai non avrebbe mai trasmesso i nostri spot perché secondo loro, parrà surreale, si tratta di un messaggio politico, non di un film", dice Domenico Procacci della Fandango che distribuisce il film. Netto rifiuto anche da parte di Mediaset, in questo caso con una comunicazione verbale da Publitalia. "Ci hanno detto che secondo loro film e trailer sono un attacco al sistema tv commerciale, quindi non ritenevano opportuno mandarlo in onda proprio sulle reti Mediaset".

A lasciare perplessi i distributori di Fandango e il regista sono infatti proprio le motivazioni della Rai. Con una lettera in stile legal-burocratese, la tv di Stato spiega che, anche se non siamo in periodo di campagna elettorale, il pluralismo alla Rai è sacro e se nello spot di un film si ravvisa un critica ad una parte politica ci vuole un immediato contraddittorio e dunque deve essere seguito dal messaggio di un film di segno opposto.

"Una delle motivazioni che mi ha colpito di più è quella in cui si dice che lo spot veicola un "inequivocabile messaggio politico di critica al governo" perché proietta alcune scritte con i dati che riguardano il paese alternate ad immagini di Berlusconi", prosegue Procacci "ma quei dati sono statistiche ufficiali, che sò "l'Italia è al 67mo posto nelle pari opportunità"".

A preoccupare la Rai sembra essere questo dato mostrato nel film: "L'80% degli italiani utilizza la tv come principale fonte di informazione". Dice la lettera di censura dello spot: "Attraverso il collegamento tra la titolarità del capo del governo rispetto alla principale società radiotelevisiva privata", non solo viene riproposta la questione del conflitto di interessi, ma, guarda caso, si potrebbe pensare che "attraverso la tv il governo potrebbe orientare subliminalmente le convinzioni dei cittadini influenzandole a proprio favore ed assicurandosene il consenso". "Mi pare chiaro che in Rai Videocracy è visto come un attacco a Berlusconi. In realtà è il racconto di come il nostro paese sia cambiato in questi ultimi trent'anni e del ruolo delle tv commerciali nel cambiamento. Quello che Nanni Moretti definisce "la creazione di un sistema di disvalori"".

Le riprese del film, se pure Villa Certosa si vede, è stato completato prima dei casi "Noemi o D'Addario" e non c'è un collegamento con l'attualità. Ma per assurdo, sottolinea Procacci, il collegamento lo trova la Rai. Nella lettera di rifiuto si scrive che dato il proprietario delle reti e alcuni dei programmi "caratterizzati da immagini di donne prive di abiti e dal contenuto latamente voyeuristico delle medesime si determina un inequivocabile richiamo alle problematiche attualmente all'ordine del giorno riguardo alle attitudini morali dello stesso e al suo rapporto con il sesso femminile formulando illazioni sul fatto che tali caratteristiche personali sarebbero emerse già in passato nel corso dell'attività di imprenditore televisivo".

"Siamo in uno di quei casi in cui si è più realisti del re - dice Procacci - Ci sono stati film assai più duri nei confronti di Berlusconi come "Viva Zapatero" o a "Il caimano", che però hanno avuto i loro spot sulle reti Rai. E il governo era dello stesso segno di oggi. Penso che se questo film è ritenuto così esplosivo vuol dire che davvero l'Italia è cambiata".
di MARIA PIA FUSCO
(27 agosto 2009)

http://www.repubblica.it/2009/08/sezioni/politica/rai-videocracy/rai-videocracy/rai-videocracy.html

postato da: GuidoR alle ore 09:50 | link | commenti (1)
categorie: italia, cinema, memoria, resistenze
martedì, 25 agosto 2009

Il sorpasso.

File:Il sorpasso.jpg

Era già scritto.

Dove saremmo finiti era già scritto. Era il 1962 ma Dino Risi aveva già colto del tutto il carattere profondo e tipico di una nazione, non ancora alla soglia del baratro, ma che già mostrava i segni di un'immininte degradazione interiore.

Siamo all'inizio degli anni '60, l'Italia è come frastornata ed eccitata dal boom economico, tutto sembra possibile, il riscatto della classa media, l'affrancamento sociale di soggetti tenuti fino a quel momento ai margini. Le strade sono per lo più vuote, tutto l'anno e non solo a ferragiosto, e la strada più che mai rappresenta una via da percorrere per arrivare al possibile, un confine che cela appena il benessere. La strada diventa protagonista, insieme ad una macchina che sembra poterti portare ovunque, dove desideri, in un istante. C'era il sogno, c'era la luce al di fuori di un tunnel durato decenni, c'era una società che manteneva ancora saldi i principi e i valori degli uomini venuti dalla terra, ma ora con la possibilità di accedere e partecipare. 

Un sorriso amaro, a guardarlo oggi. Era già scritta l'arroganza, la propotenza. Era già scritta la violazione sublime dell regole, il 'piacionismo', l'ipocrisia, la superficialità. Tutto scritto.

Apri oggi un qualsiasi quotidiano, guardi un qualsiasi telegiornale (consiglio vivamente Studio Aperto) e ti accorgi che quei personaggi erano già lì. Embrioni, forse ancora in provetta, ma già perfettamente delineati. Tutti. I Papi, i Corona, i Grandi Fratelli, gli Isolani Famosi, i politici strafottenti e servi dei propri privilegi.

Mi piacerebbe sapere che affresco farebbe oggi Dino Risi. Come disegnerebbe l'Italia che stiamo vivendo, ora che il baratro è davvero ad un passo, ora che i sogni fanno fatica a volare e le sperenze hanno le ali tarpate. 

E mi piacerebbe sapere come ci vedremmo tra altri 40 anni, forse, per chi ci sarà, con un altro riso amaro.

Il sorpasso, 1962, con V. Gassman e C. Spaak. Regia di Dino Risi.

La scena finale:

http://www.youtube.com/watch?v=xhu_uM9mk_o

postato da: GuidoR alle ore 10:09 | link | commenti
categorie: italia, cinema, arte, memoria
lunedì, 24 agosto 2009

Ciao Nanda.

Non potevo correre o giocare
da ragazzo.
Da uomo potevo solo sorseggiare dalla coppa,
non bere -
perchè la scarlattina mi aveva lasciato il cuore malato.
Ora giaccio qui
confortato da un segreto che nessuno tranne Mary conosce:
c'è un giardino di acacie,
di catalpe, e di pergole dolci di viti -
là quel pomeriggio di giugno
al fianco di Mary -
baciandola con l'anima sulle labbra
all'improvviso questa prese il volo.

Dall' "Antologia di Spoon River"
di Edgar Lee Masters - Traduzione a cura di Fernanda Pivano

postato da: GuidoR alle ore 09:04 | link | commenti
categorie: poesia, libri, arte, fabrizio de andrè