Abbiamo tutti lo stesso cellulare con la stessa suoneria. Le aziende lo considerano un benefit, ma in realtà è solo un’altra trappola.
Abbiamo tutti lo stesso gessato da abbinare ad una camicia bianca e ad una cravatta blu tinta unita.
Abbiamo tutti le stesse mail da mandare ed un nemico, che si chiama tempo, che ci ricatta e tiene in pugno la nostra vita.
Abbiamo progetti da seguire, riunioni da programmare, report da compilare.
Abbiamo tutti lo stesso obiettivo, contenere i cosci ed incrementare il fatturato.
Abbiamo un trolley ed una ventiquattrore neri, con dentro pezzi della nostra vita, elementi unici della nostra personalità, fogli e files che ci ricordano ogni volta che li apriamo cosa facciamo facendoci dimenticare chi siamo davvero.
Abbiamo donne pazienti che ci aspettano a casa, e le solite domande alle quali dare risposte nuove.
Abbiamo tutti lo stesso copione ed un ruolo che nonostante tutto ci piace ancora recitare.
Orso quando devo stare da solo. Quando la confusione, la compagnia, le voci, mi danno fastidio, mi indispongono, vogliono entrare per forza e si indispettiscono se trovano chiuso.
Orso quando devo riflettere, quando anche solo il ronzare dei miei pensieri mi irrigidisce, quando il groppo alla bocca dello stomaco non si scioglie. Non si scioglie. Non si. Non.
Orso quando riaffiorano le scelte, le incertezze, le domande e le risposte non trovate. Quando il futuro non mi sembra più così limpido, ma sempre più fosco e nebbioso. Quando intorno non c’è più nessuno, gente sconosciuta che non mi conosce.
Orso quando sono solo, di fronte a me stesso, un altro sconosciuto paranoico da assecondare.
Orso quando non voglio esser aiutato, quando preferisco navigare nel mio io da solo e talvolta annegare. Quando pretendo interesse e lo rifuggo.
Orso quando rinsavisco, quando una carezza ed un sorriso riescono a farmi di nuovo guardare il sole con ottimismo. Moderato.
TI salverò da ogni malinconia,
perché sei un essere speciale ed io avrò cura di te...
io sì, che avrò cura di te.
La pistola ha lasciato un brivido freddo sulla tempia.
Le voci rimbombano nelle orecchie, i loro volti negli occhi e in fotografie indelebili.
Provi a farti domande, a non ascoltare le risposte.
Provi a pensare che non sia vero, a convincertene, ma poi riapri gli occhi e capisci che i sogni sono un'altra cosa.
Pensi a ciò che ti rimane, quello che resta, quello che ora è la vera forza.