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Utente: GuidoR
Nome: Guido
Partito da Napoli circa dieci anni fa e non ancora arrivato. Sono curioso, mi piace conoscere quello che è intorno a me. Mi piace la musica, interminabile colonna sonora della mia vita, mi piace leggere, per andare lontano con la mente, mi piace scrivere, per poter dire di esserci stato. Ho 33 anni e voglio ancora imparare.

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lunedì, 24 novembre 2008

Un sogno born in the USA.

Bruce Springsteen, cioè l'America del rock, della speranza e di Obama. In una collana di 12 cd con 'L'espresso' o 'Repubblica'

Forse è solo una coincidenza il fatto che nell'anno di Barack Obama si scelga di pubblicare una collana in 12 Cd dedicata a Bruce Springsteen che ripropone pietre miliari come 'Born In The U.S.A.', 'Born To Run', 'The River', fino al più recente 'The Rising'. Ma alla luce dei fatti, la coincidenza è fortunata. In modo diverso, rappresentano entrambi il volto solare della coscienza americana. Per la prima volta, insomma, al mondo è consentito sperare che i romantici sogni rock'n'roll del menestrello di Freehold, nel New Jersey, l'etica dell'onestà da 'working class hero' profusa nelle sue canzoni, possano tradursi, a livello politico, nell'America sognata dal suo primo presidente nero.

Obama del resto è ben consapevole del fatto che il Boss è un artista-simbolo capace di testimoniare idealmente il ritorno a quei valori di libertà, di giustizia sociale e di democrazia, condivisi sia dai bianchi sia dai neri, a cui si è ispirata la sua trionfale campagna elettorale. "Mi candido alla presidenza perché non posso essere Springsteen" , ha detto. Non ha caso, fra gli artisti che lo hanno apertamente sostenuto, l'autore di 'Born to Run' è stato il testimonial più prezioso: "Cosa significa essere americani? Quali sono i nostri doveri, le nostre responsabilità , le ragionevoli aspettative di chi vive in una società libera?", ha esordito il Boss nel discorso pronunciato a Cleveland di fronte alla folla accorsa per assistere al comizio del candidato democratico. "Ho speso buona parte della mia vita di musicista misurando la distanza tra il sogno americano e la realtà di questo Paese", ha proseguito. "Per molti americani che oggi stanno perdendo il lavoro, le loro case, i loro risparmi, per tutti coloro che non hanno assistenza medica... la distanza fra quel sogno e la realtà non è mai stata così dolorosa. Credo che il senatore Obama si renda perfettamente conto del prezzo pagato per questa distanza in termini di sangue e di sofferenza dal popolo americano. E che come presidente lavorerà per riportare quel sogno in vita e nella vita di tutti quei nostri fratelli che non credono più nel suo significato" .

Sono parole dettate dalla rabbia e dalla speranza che avrebbe potuto benissimo pronunciare lo stesso Obama, traendole dal repertorio del Boss: a oggi circa 250 canzoni di cui una parte fondamentale distribuita nei 12 Cd della straordinaria collana 'Bruce Springsteen Studio Collection' in edicola da mercoledì 26 novembre con 'L'espresso' o 'la Repubblica'. Si comincia dall'album più noto, 'Born in The U.S.A.', che a metà anni Ottanta fece esplodere il mito del Boss in Italia, e si prosegue passando da produzioni storiche agli album più recenti. La collana non segue un criterio cronologico. Nel vestire questo omaggio a uno dei più grandi artisti rock'n'roll di tutti i tempi, una cura particolare è stata prestata alla confezione. Il packaging infatti riprende la versione originale del disco in vinile rispettandone, in proporzione, le caratteristiche e le particolarità. Per intenderci, all'interno della copertina ogni cd si presenta protetto da una busta e accompagnato da un foglio con i testi delle canzoni, proprio come accadeva con gli Lp di una volta. Si tratta dunque di una autentica 'collezione da collezione', nei contenuti e nel formato. Un pretesto per riscoprire attraverso canzoni magari già ascoltate mille volte, nuove emozioni e significati che forse non avevamo colto.

"Certo, il Boss non è solo parole", osserva Ermanno Labianca, lo 'springstenologo' italiano più accreditato, autore di pregevoli saggi sull'argomento: "È la sua energia, è il suo corpo, è come si muove quando canta. Per questo non è letteratura quel che fa, ma rock'n'roll" . Basta vedere come si trasforma quando sul palco afferra la chitarra e si mette a cantare. Nessuno è capace come lui, ancora oggi, a quasi 60 anni di padroneggiare i ritmi del concerto, oltre tre ore e mezza di musica, a volte quattro, e fondere con l'energia sprigionata dalla sua irresistibile forza vitale tutte le musiche confluite nel fiume impetuoso del rock'n'roll: folk, country, rhythm'n blues, pop, gospel. Un rituale che si rinnova con l'intensità di una esperienza mistica, ad ogni esibizione come hanno potuto apprezzare i fans accorsi in massa, lo scorso settembre, al concerto, ancora una volta fantastico, tenuto a Milano con la restaurata E Street Band.

Ma adesso proviamo a riavvolgere il nastro della memoria e torniamo al 1985, l'anno di 'Born In The U.S.A.' l'album destinato a entrare nella storia del rock, per i dati di vendita e la capacità di catturare i Bruce Springstreen negli anni Ottantagusti di un pubblico decisamente più eterogeneo del solito. Soprattutto se si pensa a 'Nebraska' il disco inciso due anni prima, solo voce e chitarra impregnato di folk e atmosfere notturne. Qui invece, sembra chiara l'intenzione di colpire duro anche facendo ricorso agli effetti speciali. A cominciare dalla copertina: con il fondo schiena del Boss, fasciato da un paio di jeans Levi's, ripreso su un fondale a strisce
bianche e rosse. Con la E Street Band tirata al massimo che snocciola dodici perfette canzoni pop rock dal gancio galeotto.

La poderosa canzone del titolo, fu erroneamente scambiata da Reagan per un inno patriottico. In realtà sviscera le amare riflessioni di un veterano del Vietnam tornato dalla guerra. Altre canzoni come la ballabile 'Dancing in the Dark', l'ipnotica 'I'm On Fire', la malinconica 'My Home Town' funzionano benissimo anche oggi. A dimostrazione che pochissimi classici del rock anni Ottanta sono invecchiati così bene come questo hit del 1985.

di Alberto Dentice

ttp://espresso. repubblica. it/dettaglio/ Un-sogno- born-in-the- USA/2049899

postato da: GuidoR alle ore 19:37 | link | commenti
categorie: musica, sogni, esistenze, bruuuuce
venerdì, 14 novembre 2008

Never give up.

postato da: GuidoR alle ore 14:23 | link | commenti (3)
categorie: musica, londra, radici
lunedì, 10 novembre 2008

Princesa.

Sistemo questa calza sdrucita prima di uscire. Esco di notte come i topi e gli scarafaggi. Fastidiosi come me, neri più di me.

Sono venuta in Italia, per guadagnare, fuggita da un posto lontano che non mi voleva più.

Mi hanno illuso con le mani, con le parole, con i loro corpi, facendomi credere che sarei arrivata nella terra promessa, dove ogni sogno sarebbe diventato realtà. Mi avevano parlato di soldi, di una nuova vita, mi avevano parlato di un amore che non arriverà.

Ho conosciuto il freddo, il gelo che di notte ti taglia la faccia ed il vento che ti vìola nell'intimità come mani impertinenti. Ho conosciuto la violenza e la sopraffazione, il dolore, lividi e cicatrici e gambe che non ce la facevano a reggermi più. Ho conosciuto lacrime divenute asciutte, compagne sincere del mio passato.

Ho conosciuto l'attesa, fari che si avvicinano come per sceglierti, finestrini che si abbassano come per sapere ed una giostra che andava avanti per lunghissime ore.

Ho conosciuto i sogni, pensieri affannati, quelli che ti servono per distrarti e andare lontano, quelli che ti aiutano a fuggire da un corpo posseduto da un estraneo, sconosciuto a questo cuore.

Domani mi sveglierò tardi, in un posto lontano, in un letto affittato in tre. Domani tornerò qui, su questo marciapiede-secondacasa. Non avrò freddo e non piangerò.  Domani mi aspetta un nuovo sogno per andare lontano.

postato da: GuidoR alle ore 19:21 | link | commenti
categorie: storie, fabrizio de andrè, esistenze

Solo per giustizia.

postato da: GuidoR alle ore 13:18 | link | commenti (1)
categorie: italia, libri, napoli, camorra, esistenze
lunedì, 03 novembre 2008

Giovedì sconto studenti.

Ci sarà la fila, come sempre.

11 Euro taglio e shampoo sono nulla davvero, nemmeno per chi quei soldi li suda o deve aspettare che, fuori sede, gli arrivino da lontano.

L’altro giorno a piazza San Domenico c’era una lezione all’aperto, un professore con un megafono e duecento studenti. Seduti, in piedi, affacciati ai balconi, ovunque.

Mi sono affacciato per guardare. Anche se non sono all’università volevo essere con loro. Anche se ho solo la terza media, avrei voluto passare la giornata ad ascoltare. Avrei voluto sentire il fiato del mio vicino addosso, avrei voluto applaudire, urlare, protestare. Avrei voluto baciare la ragazza che parlava al microfono e si è commossa, avrei voluto dirle che quel sogno di cui ha parlato io lo faccio tutte le notti.

Avrei voluto organizzare le manifestazioni della prossima settimana, gli eventi culturali, i concerti. Avrei voluto essere lì perché si tratta del mio futuro, perché qualcuno vuole giocare con il mio futuro.

Mi hanno chiamato, da dentro al negozio, mio zio dice che c’è da spazzare a terra, ci sono ancora i capelli del cliente di prima.

Faccio subito, tra un po’ torno là fuori.

http://www.youtube.com/watch?v=M8YuApbEAls&feature=related

postato da: GuidoR alle ore 13:17 | link | commenti (3)
categorie: sogni, storie, esistenze
domenica, 02 novembre 2008

EtS.

postato da: GuidoR alle ore 21:29 | link | commenti (2)
categorie: esistenze