A Piazza Bellini c'è una palma che ti ricorda il mare.
Un caffè letterario e un internet caffè: antipodi che racchiudono il tutto. Accenti e culture, date di nascita e colore della pelle.
Piazzabellini è intellettuale e raffinata. Una donna sulla sessantina con i capelli bianchi, fuma e senza parlare ti racconta di sè.
A Piazzabellini c'è un pezzo di storia che ti ricorda da dove vieni.
A Piazzabellini ci sono finestre diverse, nobili e fatiscenti, che conservano sguardi discreti. Palazzi che conservano segreti.
A Piazzabellini c'è una birra scura e un cameriere per parlare.
A Piazzabellini la normalità non esiste, nessuno è normale. A Piazzabellini la diversità non esiste, nessuno è diverso.
A Piazzabellini passa la tua vita, momenti scolpiti, sorrisi e occhi che ricorderai.
We swore forever friends to the Backstreets until the end...
http://it.youtube.com/watch?v=1ksDUUkaoqY
Buon compleanno, amico, questa è per te.
Nell’attesa del responso sull’idoneità dei terreni delle cave, gli abitanti di Chiaiano, Marano e Mugnano continuano a presidiare pacificamente i luoghi della contesa. Nei giorni di fuoco della protesta, i cronisti di radio, giornali e televisioni hanno spesso descritto chi si opponeva alla discarica come una folla di egoisti o di oscuri personaggi, inventando storie di armi, droga e camorra. Lo stesso era accaduto a gennaio a Pianura, mentre allora come oggi il consiglio comunale e quello regionale si sono tenuti a distanza dalle tensioni che hanno contribuito a provocare con le loro assurde politiche sui rifiuti. A loro e al governo Berlusconi, gli abitanti di Chiaiano, Marano e Mugnano chiedono
• di non realizzare una discarica in un terreno non idoneo, già destinato a parco naturale.
• di interrompere la gestione straordinaria dei rifiuti che perdura dal 1994 e che ha causato l l’attuale disastro ambientale.
• di iniziare immediatamente la raccolta differenziata a Napoli e in Campania applicandola legislazione europea
• di lasciare libera la magistratura di indagare sulle reti di illeciti intorno alla gestione dei rifiuti.
Sui media, la popolazione campana appare sempre passiva rispetto alla cosa pubblica, oppure se si mobilita lo fa perché prezzolata da loschi interessi. Si cita spesso la camorra. Se analizziamo il passato recente, la camorra sembrerebbe più incline all’apertura che non alla chiusura delle discariche, avendo dimostrato di saper entrare nel loro funzionamento. Come per la camorra, l’emergenza rifiuti è stata finora anche per politici ed imprenditori un’occasione di speculazione e di violazione dei diritti sociali ed ambientali. Il decreto Berlusconi si inserisce perfettamente in questa filosofia emergenziale e tenta di rimuovere gli ostacoli alla sua realizzazione. E lo fa in più punti: nella costituzione di una superprocura che controlli le inchieste accettabili e quelle “inadeguate”, nella possibilità di stoccare in discarica diverse tipologie di rifiuti speciali e tossici, nello stanziamento senza controllo di altri 150 milioni di euro che permetterà di assegnare le infrastrutture senza gara d’appalto, nell’imposizione di uno stato d’eccezione con norme penali ad hoc per colpire chi protesta. Ma esistono altre vie d’uscita dall’emergenza: la riduzione drastica degli imballaggi, la separazione almeno del secco dall’umido, l’allestimento d’impianti per la trasformazione dei rifiuti differenziati, in grado di ricavare compost (utile per bonifiche e agricoltura), nuovi polimeri dalla plastica, nuovo vetro. Perchè non si può virare il piano in questa direzione? E perchè si continuano a fare scelte così bizzarre: aree vulcaniche come Terzigno o la Selva di Chiaiano, unico polmone verde di Napoli. Ancora una volta, si chiede ai cittadini di sacrificarsi al buio, senza nessun segnale di inversione reale di rotta, di emancipazione dalla sudditanza agli interessi forti.
Con questo appello intendiamo esprimere la nostra solidarietà alle persone che abitano nella zona delle cave di Chiaiano, che animano i presidi e partecipano alle manifestazioni contro la discarica e rivolgiamo ai mass media l’esigenza di un racconto dei fatti non pregiudiziale.
Aderiscono all’appello tra gli altri:
24 Grana-Anselmo Marcello-Biasiucci Antonio-Braucci Maurizio-Capone Maurizio-Cerciello Carlo-De Luca Erri-Esposito Patrizio-Evangelisti Valerio–Farina Riccardo-Ferrara Luciano-Frasca Gabriele-Geremicca Fabrizio-Lanzetta Oreste-Loguercio Canio-Longobardi Sergio-Martinelli Marco-Onorato Antonio-Orioles Riccardo-Pavolini Lorenzo-Persico Luca Zulù-Philopat Marco-Piccoli Guido-Piro Sergio-Riccio Alessandra–Rossomando Luca-Salvia Marco-Scateni Luciano-Sepe Daniele-Wu Ming-Zanotelli Alex
Per sottoscrivere l’appello, scrivete una mail con vostro nome, cognome, professione, città di residenza a: antoniabasura@gmail.com . L’appello, con l’elenco completo di coloro che hanno aderito, è sul sito: www.rifiutizerocampania.org/
Quando lui esce dal lavoro alla Packard, s’incontrano
all’entrata di una tavola calda sul Grand Boulevard. Lui è stanco,
un po’ depresso, sentendo l’odore dello stremo
nel suo stesso fiato, la bacia teneramente
sulla guancia sinistra. Inizio aprile, e il tempo
non sa decidersi se questa è primavera, inverno o cosa.
I due guardano all’insù verso il cielo che
non svela niente: le nuvole basse si sfilacciano qui e là
e lasciano sottili strisce di un azzurro paradiso puro.
Il giorno è come noi, pensa lei; non sa decidersi
cosa diventare. La luce del semaforo sulla Linwood
da rosso diventa verde e le macchine ripartono,
così quando lui dice, “Cosa ti piacerebbe mangiare?
lei sente un’accozzaglia di parole senza senso
anche se rese spiritose da cose per lei poco credibili,
“costi piacere”, “beh mangiare.”(1) Lui ha fatto
tardi, lei pensa, è stanco del lavoro, forse
stanco di quei loro incontri mattutini, ma quando lui si curva
in avanti e tiene aperta la porta
per farla entrare, e il denso
odore di bacon che frigge, e delle patate
li accoglie entrambi, e facendosi animo lei entra
scrutando nella densa nuvola del fumo di tabacco
per vedere se “il loro separè ” è libero.
F. Scott Fitzgerald ha scritto che non ci sono
secondi atti in America (2) , ma lui non ha mai conosciuto
quest’uomo né questa donna e neanche qualcuno
come loro se non quando faceva tardi in ufficio
per verificare il suo famoso unico slogan. “Ti manteniamo pulito
a Muscatine”(3) sulla donna che gli svuotava
il cestino dei rifiuti. Fitzgerald non ha scritto mai
alla presenza di qualcuno, ad eccezione di questa donna
nella sua uniforme grigia, che andava avanti e indietro
passando inosservata perfino in quelle sere di dicembre
quando lavorava fino a tardi mentre la neve cadeva silenziosa
sui davanzali e sulle luci fluorescenti
che si accendevano e spegnevano. Ritorna a quei due, tu dici.
Non a chi ha ordinato le uova affogate, chi ha ordinato
solo un panino e un caffè, chi ha diviso il bacon
con l’altro, ma a cosa ne è stato dei due
quando questa poesia è finita, chi ha preso fra le braccia l’altro,
chi per primo ha detto “Ti amo” e intendeva proprio quello
e chi ha frainteso le parole, desiderate
così tanto, e tuttavia ancora così inaspettate, e ha cominciato
ad un tratto ad urlare e a imprecare finché la padrona
non ha chiesto loro di uscire. Lo stabilimento della Packard chiuse
anni prima che io lasciassi Detroit, e quella tavola calda fu buttata
giù nel ‘67, due anni prima che il mio ragazzo più grande
volò in Svezia per sfuggire al sogno Americano.
“E gli amanti?” mi chiedi. Io non ho scritto niente di loro.
Guarda. Nuvole, macchine, semafori, tavole calde, lavoro,
un passo pesante, East Moline, uova affogate, il profumo
del bacon fritto, il caos delle parole, il gusto speziato
del fiato esausto dopo otto ore di lavoro notturno.
Capisci di cosa ho avuto paura e non ho mai avuto il coraggio di scrivere?
perché quei due sono più reali di te o di me,
perché non sono mai tornato sui miei passi per trattenerli nella mia vita,
quanta poca considerazione ho ora di me stesso o di chiunque altro,
quale senso dovrebbe avere ognuna di queste cose, dove abbiamo trovato
la pazienza di resistere a queste verità e a queste confusioni?
di Philip Levine traduzione di Lisa Sammarco
da Nazioneindiana.com
(1) -”ebreo di legno” e ” carne fortunata” nel testo originale
(2) - There are no second acts in American lives. [F. Scott Fitzgerald -The Last Tycoon]
(3) - Slogan scritto da F. Scott Fitzgerald per la Muscatine Steam Laundry
Last night I stood at your doorstep
Trying to figure out what went wrong
You just slipped something into my palm and you were gone
I could smell the same deep green of summer
'Bove me the same night sky was glowin'
In the distance I could see the town where I was born
It's gonna be a long walk home
Hey pretty darling, don't wait up for me
Gonna be a long walk home
A long walk home
In town I pass Sal's grocery
Barber shop on South Street
I looked in their faces*
They're all rank strangers to me*
Well Veteran's Hall high upon the hill
Stood silent and alone
The diner was shuttered and boarded
With a sign that just said "gone"
It's gonna be a long walk home
Hey pretty darling, don't wait up for me
Gonna be a long walk home
Hey pretty darling, don't wait up for me
Gonna be a long walk home
It's gonna be a long walk home
[Guitar break]
[Sax break]
Here everybody has a neighbor
Everybody has a friend
Everybody has a reason to begin again
My father said "Son, we're lucky in this town,
It's a beautiful place to be born.
It just wraps its arms around you,
Nobody crowds you and nobody goes it alone"
"Your flag flyin' over the courthouse
Means certain things are set in stone.
Who we are, what we'll do and what we won't"
It's gonna be a long walk home
Hey pretty darling, don't wait up for me
Gonna be a long walk home
Hey pretty darling, don't wait up for me
Gonna be a long walk home
It's gonna be a long walk home
It's gonna be a long walk home
Hey pretty darling, don't wait up for me
Gonna be a long walk home
Hey pretty darling, don't wait up for me
Gonna be a long walk home
It's gonna be a long walk home
It's gonna be a long walk home
Bruce Springsteen, Magic
Non smise mai di cercarla, ad ogni angolo, ogni giorno.
Negli occhi delle altre donne, di quelle sconosciute che incontrava per caso per strada, di quelle che abbassavano lo sguardo timidamente.
Un giorno la vide in una foto: bella come nei suoi ricordi, giovane come il suo amore.
La riconobbe subito. Fu un lampo, uno sguardo disilluso che improvvisamente si infiammò. Si avvicinò per guardare meglio, senza dare ascolto alla sua razionalità, senza avere il tempo di pensare di essersi sbagliato.
Era lei. I suoi capelli, il suo viso, il suo sguardo e quell'espressione che lo aveva fatto innammorare.
Stette lì a guardarla, stette lì a contare i battiti del suo cuore.
La prese, la portò via con sè e non gli sembrò vero.
Se siete in spiaggia e quelli che giocano a racchettoni vi impallinano in continuazione e non vi fanno dormire, se vorreste andare al mare ma avete scelto la stessa ora, la stessa strada, lo stesso giorno e la stessa canzone di due milioni di persone, se siete al bar e vi accorgete che il quotidiano di oggi ha le stesse notizie che avete già letto ieri on line, se la 'mpepata di cozze era troppo 'mpepata e non vi fa dormire, o se semplicemente avete voglia di leggere qualcosa di interessante (per me), ecco quel che fa per voi.
Goffredo Fofi sull'Internazionale, Gomorra, Garrone e il Cinema Italiano
http://www.internazionale.it/firme/articolo.php?id=19369
Enjoy, buon we.
Lunedì: laRepubblica, per l'inserto di economia
Martedì: non pervenuto
Mercoledì: la Repubblica, per l'allegato 'Scrivere'
Giovedì: il Sole 24 Ore, per l'allegato 'Nova'
Venerdì: il Mattino, per leggere Radiobahia, Racconti per Canzoni di Marco Ciriello
http://www.nazioneindiana.com/2008/05/16/radiobahia-01-racconti-per-canzoni/
Sabato: il Manifesto, per l'allegato 'Alias'
Domenica: il Sole 24 Ore, per leggere le recensioni sul cinema di Roberto Escobar nell'allegato 'Domenica'.
E poi tutte le settimane l'Internazionale, per capire un po' di più e leggere le recensioni e gli articoli di Goffredo Fofi
E poi tutti i mesi GQ, concedetemelo.
Avete ogni anno le stesse facce, uguali e diverse, insoddisfatte e perverse. Ogni anno la stessa moglie che vi conosce ogni anno un po' meno, figli che perderete, d'estate, che vi faranno sentire un po' più vecchi.
Avete accenti diversi che ogni volta storpiano il mio nome come fosse un quadro falso e ogni volta lo rendono più duro o più aperto. Che invece Teresa dovrebbe essere uguale ovunque.
Avete coscienze sopite e scrupoli che non sapete riconoscere, che cercate agli angoli delle strade di notte o nel sesso della figlia del droghiere, a Rimini o ad Ischia d'estate.
Avete quindici giorni da passare, due settimane per ritrovare le vostre coscienze, per continuare a mentire. Quindici giorni per stare in silenzio, e non rispondere ancora.
Avete un altro anno da passare, un altro anno di scommesse e giuramenti, pioggia e luci accese, turbamenti e falsità. Un altro anno d'attesa che Rimini torni ancora.