Paura.
Che poi in una notte nemmeno tanto fredda, al buio di una camera da letto tu mi dica che tutto è finito e che non sai se sei ancora innamorata di me.
Paura di non averti mai conosciuto fino in fondo e di essere l'amante di un fantasma.
Paura che i tuoi occhi dicano ancora bugie e che la verità se la tengono dentro per non ferire. Senza sapere che le ferite dell'Amore sono cicatrici che un giorno rimargineranno.
Paura che un giorno, distrattamente un penisero ti porta lontano da me a pensare che quello che stai baciando e che davvero desideri è un altro con un accento diverso dal mio.
Paura di far parlare gli sguardi, di lasciare che i pensieri e che i desideri si incontrino senza avere il coraggio di dire che quelli che veramente siamo è solo ciò che pensiamo di essere.
Paura, maledetta paura, di essere ferito, ancora, di trascinarsi insaguinato e spargere ancora questo sangue contaminato. Paura che questa ferita ne generi altre e poi altre ancora, innocenti.
Ti conservo qui, donna dei miei sogni, silenziosa e arresa, qui nel mio cuore dove non ti conoscerò, dove rimmarrai e sarai conservata senza essere mai svelata, senza evere carne, senza avere passione nè pensieri.
Ti porto dentro come una teca il suo fiore, senza la speranza che poi un giorno sbocci davvero.
(Gianna, figlia mia adorata,
è la prima ed ultima lettera che ti scrivo e scrivo a te per prima, in queste ultime ore, perché so che seguito a vivere in te.
Sarò fucilato all'alba per un ideale, per una fede che tu, mia figlia, un giorno capirai appieno.
Non piangere mai per la mia mancanza, come non ho mai pianto io: il tuo Babbo non morrà mai. Egli ti guarderà, ti proteggerà ugualmente: ti vorrà sempre tutto l'infinito bene che ti vuole ora e che ti ha sempre voluto fin da quando ti sentì vivere nelle viscere di tua Madre. So di non morire, anche perché la tua Mamma sarà per te anche il tuo Babbo: quel tuo Babbo al quale vuoi tanto bene, quel tuo Babbo che vuoi tutto tuo, solo per te e del quale sei tanto gelosa.
Riversa su tua Madre tutto il bene che vuoi a lui: ella ti vorrà anche tutto il mio bene, ti curerà anche per me, ti coprirà dei miei baci e delle mie tenerezze. Sapessi quante cose vorrei dirti ma mentre scrivo il mio pensiero corre, galoppa nel tempo futuro che per te sarà, deve essere felice. Ma non importa che io ti dica tutto ora, te lo dirò sempre, di volta in volta, colla bocca di tua Madre nel cui cuore entrerà la mia anima intera, quando lascierà il mio cuore.
Tua Madre resti sempre per te al di sopra di tutto.
Vai sempre a fronte alta per la morte di tuo Padre.)
Paolo Braccini (Verdi)
Di anni 36 - docente universitario - nato a Canepina (Víterbo) il 16 maggio 1907 -- Incaricato della cattedra di zootecnia generale e speciale all'università di Torino, specializzato nelle ricerche sulla fecondazione artificiale degli animali presso l'Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Piemonte e della Liguria - nel 1931 allontanato dal corso allievi ufficiali per professione di idee antifasciste - all'indomani dell'8 settembre 1943 abbandona ogni attività privata ed entra nel movimento clandestino di Torino - è designato a far parte del I° Comitato Militare Regionale Piemontese quale rappresentante dei Partito d'Azione - pur essendo braccato dalla polizia fascista, per quattro mesi dirige l'organizzazione delle formazioni GL -. Arrestato il 31 marzo 1944 da elementi della Federazione dei Fasci Repubblicani di Torino, mentre partecipa ad una riunione del CMRP nella sacrestia di San Giovanni in Torino -. Processato nei giorni 2-3 aprile 1944, insieme ai membri del CMRP, dal Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato -. Fucilato il 5 aprile 1944 al Poligono Nazionale del Martinetto in Torino, da plotone di militi della GNR, Con Franco Baibís ed altri sei membri del cmrp. - Medaglia d'Oro al Valor Militare.
http://www.resistenzaitaliana.it/
http://www.youtube.com/watch?v=hgzunxz8hs8
(Profumo d'estate.
Profumo che viene da lontano.
Profumo di qualcosa che succederà.)
qualche rom si è fermato italiano
come un rame a imbrunire su un muro
Fabrizio De Andrè, Khorakhanè (a forza di essere vento)
Tutto il giorno, tutti i giorni.
Lui ha gli occhi azzurri e un groviglio di rughe che gli disegnano la faccia.
Fuma senza mani, colme di pacchetti di fazzoletti e giochi di plastica colorata per bambini.
Ha i tratti del viso di un paese caldo del Mediterraneo, i colori chiari di una provincia dell'Est e un perfetto accento napoletano.
Non ha età, è indefinibile, forse è nonno, forse non è mai stato sposato, o forse ha lasciato tre mogli dove ha vissuto da giovane, lì che si può.
La fatica gli ha segnato il fisico, ma il suo animo no, sorride, da dentro.
E quel sorriso arriva sul suo volto e diventa il saluto per chi incontra, anche solo per un istante, il suo sguardo.
Un sorriso per uno sguardo, un sorriso, uno sguardo.
Diventa verde, tu acceleri e scopri che quel sorriso ti rimane addosso, per un po'.
Mi capita spesso di fare benzina la mattina presto mentre vengo al lavoro. In fondo sono un abitudinario.
- 20€ di diesel!
Il benzinaio, quando mi restituisce la chiave ed il resto, mi dà sempre anche uno di quei giornalini gratuiti locali.
Anche oggi non lo leggerò.
Ancora una volta ha prevalso un latente senso di responsabilità.
Avevo deciso di non farlo, avevo deciso che era giusto dare un segnale forte a chi ci governa, astenersi per far capire, astenersi come per urlare. E invece alla fine farò millequattrocento chilometri per andare a votare, perchè è meglio esprimersi piuttosto che correre il rischio di essere incompresi, perchè è meglio scegliere o contribuire alla scelta, sempre.
Ma la domanda vera è per cosa?
Non per chi, quale lista o quale candidato. Ma per cosa, per quale motivo uno davvero dovrebbe andare a votare, con quale speranza?
Tutte le mattine davanti alla Chiesa di Santa Chiara c'è un barbone, giovane non più giovane, che chiede l'elemosina.
Lui arriva al solito posto, saluta il vecchio pazzo che sta all'angolo, sistema lo zaino, ci si siede sopra, sistema il cappello con cura in modo che sia ben aperto verso l'alto.
Poi prende il suo giornale 'free press' e inizia a leggerlo.
Mi fa sorridere questa cosa, che mi ricorda l'atteggiamento dei bottegai che stavano sotto casa mia dove abitavo prima: aprivano il negozio, caffè al bar e poi giornale 'sguainato' sul bancone.
Non riesco ad immaginarmelo durante il giorno, nè quando diventa buio e decide di andare via.
Forse si alza semplicemente, con il giornale ancora in mano, si dirige verso il primo cestino e lo butta dentro, così, come per dire 'chiuso'.
Al semaforo di piazza Carlo III i vigili ci sono solo quando c'è il sole, quando piove mai.
Stamattina c'era il sole ma dei vigili nemmeno l'ombra, forse perchè è lunedì.

Non guardo molta Tv e questo non è nemmeno un bene per il mestiere che faccio, ma questa è un’altra storia. Preferisco un po’ di musica che mi appartiene, leggere qualcosa o qualcuno, il calcetto con gli amici, una birra per guardarsi negli occhi.
Ma poi a volte capita che te ne devi stare giornate intere a letto e allora dopo la musica, dopo avere letto giornali, riviste, libri, l’accendi e la stai a guardare. Io penso che lo stato della televisione italiana rispecchi lo stato dell’Italia di oggi: vogliono farti credere quello che non sei, vogliono farti appartenere ad un mondo che non è il tuo. Ma penso anche che non tutto sia davvero da buttare. Penso a La 7, ad esempio, che mi sembra un modo responsabile e non populistico né provinciale di fare televisione e soprattutto informazione.
Io la mia settimana televisiva ideale la vedo così:
Lunedì: 21.30, La 7, Nulla di Personale di e con Antonello Piroso: mafia, pena di morte, terrorismo. Giornalismo mai scontato e mai superficiale. Ricordare quello che tendiamo a dimenticare.
Martedì: 21.00 circa, Italia 1, Buona
Mercoledì: qualche partita su qualche canale ci sarà pure…
Giovedì: 21.00, Rai Due, Anno Zero di e con Michele Santoro: sarà pure antipatico e simile a quella parte della sinistra altezzosa e snob, un po’ cachemire e clarks (altri appartenenti illustri Michele Serra, Nanni Moretti, Marco Travaglio) ma è uno dei pochi che ancora si sforza di spiegarci come veramente stanno le cose, provando a dare un taglio diverso, una prospettiva nuova all’informazione. Nuova per l’Italia, ovviamente.
Venerdì: 21.30, ancora La 7, Le Invasioni Barbariche. Daria Bignardi è una che non guarda in faccia a nessuno che nell’intervista a Moggi lui sembrava un camionista settantenne con gli ormoni a palla e lei una velina con due palle di acciaio. Un’isola felice e colta.
Sabato: Un film di Totò su televomero?
Domenica: Tutto Rai Tre, dalle otto in poi. Fabio Fazio, che è un po’ troppo melenso, in una trasmissione che è fatta dai suoi ospiti. Report, l’unico modo possibile di fare giornalismo nell’Italia dell’impensabile e poi scopri che qualcuno ci aveva già pure pensato. Parla con lei, ancora interviste ma stavolta su un divano rosso, l’mitazione della Santanchè che è meglio di quella originale,
E poi tutte le mattine io mi sveglio ascoltando Enrico Vaime a Omnibus… alle 7.30 su La 7, voglio invecchiare come lui…