ViaggiDellaMente

Pensieri sparsi in ordine sparso.

Chi sono

Utente: GuidoR
Nome: Guido
Partito da Napoli circa dieci anni fa e non ancora arrivato. Sono curioso, mi piace conoscere quello che è intorno a me. Mi piace la musica, interminabile colonna sonora della mia vita, mi piace leggere, per andare lontano con la mente, mi piace scrivere, per poter dire di esserci stato. Ho 33 anni e voglio ancora imparare.

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mercoledì, 30 gennaio 2008

Le ragazze (di Napoli).

Si chiamano Giuseppina, Filomena, Immacolata. Si fanno chiamare Giusy, Filos, Imma.

Hanno vent'anni e qualcosa e una giovinezza ancora da spendere. Hanno quasi trent'anni ed un futuro ancora da costruire.

Hanno occhi grandi con un sorriso dentro, hanno sogni e posti che visiteranno, hanno ombre ed amori che poi lasceranno. Hanno due amiche e due segreti ed un gruppo con cui uscire la sera.

Conoscono la perfiferia e la provincia, hanno imparato a non sentirsi ospiti in centro. Vivono al Sud come fosse il Mondo e l'idea di andare via non è mai andata via.

Hanno canzoni scritte per loro da chi non le ha conosciute e non le conoscerà.

Hanno imoparato ad attendere, che poi qualcosa cambierà.

Parlano, ascoltano, toccano, profumano e ti guardano fisso negli occhi come a farti domande. Parlano, ascoltano, toccano, profumano e ti guardano fisso negli occhi come a cercare risposte.

Hanno paesaggi da guardare e la forza di stupirsi ancora. Hanno visto la nebbia senza sapere che era foschia.

Hanno vissuto passioni senza controllo ed ora hanno passioni che sanno controllare.

Hanno cicatrici addosso come nel cuore ed un orologio lento che le rimarginerà.

http://www.youtube.com/watch?v=XFT29VuKLkw

postato da: GuidoR alle ore 09:47 | link | commenti (7)
categorie: deliri, amici, napoli, esistenze
venerdì, 11 gennaio 2008

Oggi è il giorno.

faberOggi è il giorno in cui nove anni fa ha deciso di andare, di uscire di scena per l’ultima volta, come se fosse la fine di uno dei tanti (ma nemmeno tanti) suoi concerti. Ed è uscito di scena proprio come i grandi, senza particolare fragore, senza particolari attenzioni da parte delle folle e dei media, troppo distratti e concentrati su cose più terrene. E proprio come i grandi la sua uscita di scena è di quelle che non lascia indifferente.
Se ne andava prima di tutto un grande uomo, con un immensa stima e fiducia degli uomini e della loro umanità, un uomo che ha dato voce agli ultimi, a chi non è riconosciuto di potersi sentire al pari della restante parte della variegata umanità, ai trans, alle puttane, ai carcerati, agli uomini soli.
E poi è uscito di scena il cantante, il musicista, il poeta in musica, colui che ha saputo disegnare con le sue parole affreschi memorabili, paesaggi (‘mille papaveri rossi’), stati d’animo (‘te ne vai triste come chi deve’), sentimenti (‘non fossi stato figlio di Dio saresti ancora figlio mio’). Ogni parola utilizzata come una pietra, ogni frase come se fosse un capitolo intero, da cucirsi addosso e nella mente.
E’ un periodo che sto ascoltando la ‘Buona Novella’, l’album uscito in piena contestazione studentesca ed anche per questo non compreso, criticato e sottovalutato. Fabrizio prende spunto dai Vangeli apocrifi, quelli non canonizzati dalla chiesa, perché rispetto a quelli ‘ufficiali’ hanno il grande pregio di porre molto di più in risalto l’aspetto umano dei protagonisti dei Vangeli, da Maria, chiusa in ‘collegio’ all’età di tre anni ed espulsa all’età di 12 quando la sua ‘verginità si tingeva di rosso’, a Giuseppe, immaginato nella sua falegnameria a piallare la croce che poi sarà di Cristo e disposto ad accogliere Maria come fosse sua figlia. Una grande allegoria, sulla condizione umana, sulla condizione della donna, uguale dopo duemila anni, sulle gerarchi e gli apparati che impongono senza conoscere. Il ‘Testamento di Tito’ chiude l’album facendo una rassegna dei dieci comandamenti visti e confutati uno per uno dal ladrone buono, sulla croce affianco a Cristo, prima di morire.
Lo ascolti e non rimani indifferente, come se ti desse occhi nuovi per guardare o semplicemente nuove lenti per provare a vedere il mondo in modo diverso, e allora inizi ad avere fiducia nell’umanità anche tu.
Ma adesso che viene la sera ed il buio
mi toglie il dolore dagli occhi
e scivola il sole al di là delle dune
a violentare altre notti:
io nel vedere quest'uomo che muore,
madre, io provo dolore.
Nella pietà che non cede al rancore,
madre, ho imparato l'amore.
Il Testamento di Tito, La Buona Novella, 1970
http://www.youtube.com/watch?v=yb3ZlnWj8w8
http://www.viadelcampo.com/html/discografia.html
 
 
postato da: GuidoR alle ore 09:56 | link | commenti (11)
categorie: musica, fabrizio de andrè, esistenze
lunedì, 07 gennaio 2008

L'Amore ai tempi del Colera.

Mi sono detto: "Non è che poi dai tempi del colera ad oggi le cose siano cambiate troppo...". Come allora oggi l'Amore sa essere ancora passione, sa essere ancora un sentimento puro e immutato, come allora l'Amore ti sorprende ogni volta che ti accosti a qualcuno o qualcuna che sa far resuscitare un sentimento un po' sopito ma sempre in allerta, con una grande voglia di darsi...

Locandina L'amore ai tempi del colera

Il film non è certamente un capolavoro (parlo del film, non avendo letto il libro), ma è, per le ambientazioni, per l'ampio lasso temporale ricoperto, un film indubbiamente difficile. Non è un capolavoro ma è interessante, è interessante ripercorrere la vita di un uomo che ha giurato fedeltà eterna ad una donna, non corrisposto, è interessante prestarsi a comprendere quali posso essere le ragioni che spingono lei, alla fine, dopo tutto ad aprire la porta del suo cuore, in realtà per cinquant'anni solamente socchiusa.

Facile, troppo facile tornare da lui quando non ha avuto più scelta, facile troppo facile rendersi conto solo alla fine che quello che davvero conta in un rapporto di coppia non è poi solo la stabilità ma anche la felicità e sopratutto l'amore e capire che una sola persona al mondo la pensava così, allo stesso modo, come un sentimento puro, nemmeno accostabile ai bassi piaceri della carne concessi da altre donne, Amore, quello con la A maiuscola.

La storia ha un lieto fine, sbeffeggiando le nostre di storie che il lieto fine lo cercano nei 'se' e nei 'ma', nelle costruzioni mentali, nelle 'sliding doors' della vita che ci portano a varcare costantemente angoli dietro ai quali si cela il nostro destino, il nostro domani, che ancora facciamo fatica a comprendere e sopratutto ad immaginare.

Florentino: 'Si può essere innamorati di diverse persone per volta, e di tutte con lo stesso dolore, senza tradirne nessuna, il cuore ha più stanze di un casino'.

Commento di GuidoR: 'Mah...'

postato da: GuidoR alle ore 10:56 | link | commenti (4)
categorie: libri, cinema, deliri, esistenze