Questa è la giornata giusta.
Anche il tempo sembra mi inviti a partire. Una giornata di sole avrebbe potuto significare un ultimo sorriso, una strizzata d’occhio, un arrivederci. Il cielo è invece grigio, informe, apatico, traspira indifferenza, disinteresse.
Sono solo, e da solo mi allontano da un passato che è già lontano, da luoghi che rimarranno dietro alle spalle, da posti che saranno catalogati nel file dei ricordi. E con loro i volti di chi quei ricordi li ha abitati e li abita ancora, di chi li ha fatti vivere e li ha resi tali, aggiungendo magia ed emozioni.
Mi allontano da un passato da chiudere e considerare definitivamente tale, impossibile da rinverdire ogni tanto, da rinfrescare o rivivere un po’ quando capita. Non più. Mancherei di rispetto a me stesso, alle scelte fatte ad una strada tracciata che conduce altrove, mancherei di rispetto a quello che c’è dentro di me e che quel passato ha bisogno di guardarlo da lontano, con razionalità e distacco. Per non sentire che qualcosa brucia ancora dentro, per non fare ancora domande che rimarrebbero senza risposta, per non pensare a qualche porta che è socchiusa e ad una chiave che forse è smarrita da qualche parte dentro, non so esattamente dove.
Non c’è posto per questo passato nel mio futuro, lo sguardo accompagna i sentimenti altrove, per tornare a camminare, e poi a correre.
Ancora un treno, ancora un biglietto da timbrare e stavolta, forse, sarà per sempre.
Vorrei che la mia vita fosse come una canzone di Bruce Springsteen.
Nick Hornby, Alta Fedeltà

Sgombriamo subito il campo dagli equivoci. Il nuovo album di Bruce Springsteen, Magic, il diciassettesimo (senza superstizioni) della sua carriera, non è un capolavoro.
Non sarà uno di quegli album dei quali ci ricorderemo quando avremo cinquant’anni e ci troveremo, ascoltandolo, a sorridere come degli stupidi. Quello succederà quando ascolteremo il sax di Jungleland (Born to run), o l’armonica di Thunder Road (Born to run), oppure la chitarra di It’s hard to be a saint in the city (The river), il basso di darkness on the edge of town (album omonimo), oppure le parole di Across the border (The Ghost of Tom Joad), ecc… Queste ci trascineranno ancora una volta nei nostri ricordi, ci faranno emozionare e ci faranno realizzare di aver vissuto, ci faranno cantare e urlare, ci faranno piangere e chi ci vedrà impalati, in macchina, al semaforo, con la luce verde, non capirà.
Ecco questo, ne sono sicuro, non succederà con quest’album, Magic. Lo ascolto e lo riascolto e mi sembra che quello che manchi sia proprio la magia. Quella che fa scattare qualcosa dentro come succede nei colpi di fulmine, oppure quando ti accorgi che quello che ti sta dicendo e che ti sta cantando è quello che pensi tu, sono le emozioni che tu hai dentro al cuore e che lui è riuscito a tirare fuori e renderle testo e musica in forma di canzone. Le melodie mi sembrano già sentite, un po’ di The River, un po’ di Darkness, molto di The Rising, il suono un po’ chiuso, cupo, poco solare, mai in grado di partire e trascinare davvero.
Ma Bruce è quello di sempre, quello che non smette mai di sorprendere e forse proprio per questo ormai non sorprende più, come i gesti d’amore dopo quarant’anni di vita di coppia spesa insieme, fianco a fianco. Ci mette il cuore, ci mette gli amici (la leggendaria E Street Band, considerata da fonti non di parte la migliore band rock di sempre), chiamati ancora una volta a suonare come meglio sanno fare, insieme, ancora una volta. Ci mette la passione, ci mette il sudore e ci mette le storie. Le sue storie. Quelle di un America stanca e viziata che non è come quella che la sua gente vorrebbe, quelle di chi trova nella fede la forza di alzarsi, quelle di chi tutti i giorni trova la molla per svegliarsi, andare a lavorare e sorridere alla vita nell’Amore per un’altra persona.
Forse è questo che sorprende di più e ogni volta di più, che i suoi sentimenti non sono cambiati, che la voglia di vivere, di credere, di amare, sono esattamente così come erano trent’anni fa. Immutati, nella forza e nell’intensità, solo forse appena trasformati, ma non troppo, non da sfigurarli. Forse questa è la magia.
Bruce ha detto ‘è un album da ascoltare dal vivo’. Il biglietto ce l’ho, l’aereo è prenotato, il 28 Novembre e Milano non sono poi tanto lontani.
1. Roma, Stadio Flaminio, 15 Giugno 1988
2. Milano, Forum di Assago, 20 Giugno 1992
3. Roma, Auditorium S.Cecilia, Aprile 1996 (inizio ad invecchiare, il giorno mi sfugge)
4. Napoli, Teatro Augusteo, 22 Maggio 1997
5. Bologna, Pala Malaguti, 17 Aprile 1999
6. Milano, Forum di Assago, 19 Aprile 1999
7. Bologna, Pala Malaguti, 18 Ottobre 2002
8. Firenze, Stadio Comunale, 18 Giugno 2003
9. Milano, Stadio San Siro, 28 Giugno 2003
10. Bologna, Pala Malaguti, 2005 (idem)
11. Milano, Forum di Assago, 2005 (ammazza!!!)
12. Milano, Forum di Assago, 12 Maggio 2006
13. Bologna, Pala Malaguti, 1 Ottobre 2006
14. Verona, Arena, 5 Ottobre 2006
15. Perugia, Arena Santa Giuliana, 7 Ottobre 2006
16. Caserta, Palamaggiò, 8 Ottobre 2006
17. Roma, Forum, 10 Ottobre 2006
18. Milano Forum di Assago, 28 Novembre 2007
http://www.brucespringsteen.net/news/index.html
“Un uomo si propone il compito di disegnare il mondo. Trascorrendo gli anni, popola uno spazio con immagini di province, di regni, di montagne, di baie, di navi, d’isole, di pesci, di dimore, di strumenti, di astri, di cavalli e di persone. Poco prima di morire, scopre che quel paziente labirinto di linee traccia l’immagine del suo volto.”
Jorge Luis Borges, El hacedor, epilogo
Noi siamo le Persone che incontriamo, durante tutta la nostra vita, quelle delle quali ci innammoriamo, poi quelle che riescono a parlare al nostro cuore, ma anche quelle che hanno punti di vista dal nostro e per questo ci arricchiscono, ci fanno crescere, ci cambiano.
Noi siamo le cittá che visitiamo, siamo i luoghi che scopriamo e che ci fanno apriere gli occhi. Noi siamo i posti dove siamo nati che indelebili segnano l´anima e formano la scocca del carattere.
Noi siamo gli amici che abbiamo avuto e che abbiamo la fortuna di avere, quelli con i quali ti piucchiavi da piccolo e che ora tri offrono una spalla e parole che curano le ferite, quelli con i quali sei cresciuto e oggi nei loro occhi scopri di essere piú vecchio.
Noi siamo lo stato d´animo di chi ci é vicino, di chi chiede conforto, siamo la carezza di chi non si rassegna.
Noi siamo la natura che ci sta intorno e ci fa essere sgomenti ogni volta, il mare, rifugio di mille pensieri, e le montagne, alte come le asperitá della vita. Siamo i mille soli che incontriamo e che ci scaldano dentro.
E poi siamo i libri che abbiamo letto e vissuto fino in fondo e che terremo custoditi in una libreria segreta scolpita dentro al cuore, i film che ci hanno fatto crescere ed emozionare, i poeti che sapevano giá cosa c´era scritto nel nostro cuore e quali i nostri sentimenti, siamo i cantanti che ci hanno fatto volare, togliendoci le parole di bocca e dando voce ai nostri sogni, siamo le musiche che ci hanno tolto il fiato.
Noi siamo le persone, le cittá, gli amici, i libri, i film, i poeti, i cantanti, la musica, le parole, gli occhi, gli sguardi, che abbiamo incontrato, che hanno saputo rapire una parte di noi, e che noi porteremo per sempre dentro, perché ci hanno cambiato, perché ci hanno fatto per sempre essere.

Ognuno cerchi il suo Due.
Tutti, quelli che l'hanno incontrato e possono guardarlo negli occhi, quelli che sanno che esiste e non smetteranno mai di cercarlo, quelli che la speranza è solo una debole fiamma che si sta spegnendo.
Io so che esiste.
Quando saremo due saremo veglia e sonno
affonderemo nella stessa polpa
come il dente di latte e il suo secondo
saremo due come le acque, le dolci e le salate,
come i cieli, del giorno e della notte,
due come sono i piedi, gli occhi, i reni
come i tempi del battito
i colpi del respiro.
Quando saremo due non avremo metà
saremo un due che non si può dividere con niente
Quando saremo due, nessuno sarà uno
uno sarà l’uguale di nessuno
e l’unità consisterà nel due
Quando saremo due
cambierà nome pure l’universo
diventerà diverso.
Erri De Luca, Sola Andata
Non ho mai detto che sia facile. Però ogni volta cambiare vuol dire cominciare da zero, che è diverso da ri-cominciare.
Ma c'è un tempo per tutto, le nuove avventure danno adrenalina ed entusiasmo...poi vedremo, il tempo, ancora una volta, mi aiuterà a capire.
http://www.youtube.com/watch?v=_ogVor9uZoo&mode=related&search=