Cercavo il riposo, quello mentale, quello che davvero vuol dire staccare, quello che davvero vuol dire alleggerirsi dal peso di una vita passata troppo spesso a pensare sul serio. Mare, come non l’avevo mai visto, indomito ed imprevedibile, più natura, più istinto non c’è. Gli amici, quelli veri quelli che ti porti dentro da bambino e che ti porterai ancora, oltre ogni luogo, oltre ogni distanza. Gli amici quelli di una sera, quelli che l’alcool abbatte le barriere e ti fa dire cose da fratello maggiore, ti fa dispensare consigli a chi non li ha chiesti ma è contento di bere dalla tua generosa fiducia. E poi gli occhi delle ragazze, quelli che si portano dentro speranze che si avvereranno, quelli che non riescono a nascondere ferite, che poi cicatrizzeranno. Quelli che ogni volta stupiscono, quelli che non sanno bene dove sono, ora, qui, ma che sono contente di esserci e vivono per quell’istante che è unico e solo per sé, ora e qui. E poi una mare di tatuaggi, tribali e cinesi, e un mare sconfinato di piercing ovunque si possa solo immaginare, pelli abbronzate tanto da essere finte che avvolgono corpi grassi e sformati. Si torna al lavoro, insieme alla nostalgia che anche quest’estate ci ha lasciato.