ViaggiDellaMente

Pensieri sparsi in ordine sparso.

Chi sono

Utente: GuidoR
Nome: Guido
Partito da Napoli circa dieci anni fa e non ancora arrivato. Sono curioso, mi piace conoscere quello che è intorno a me. Mi piace la musica, interminabile colonna sonora della mia vita, mi piace leggere, per andare lontano con la mente, mi piace scrivere, per poter dire di esserci stato. Ho 33 anni e voglio ancora imparare.

Partecipano

Foto recenti

Bottoni

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte
martedì, 29 maggio 2007

Calma Piatta.

 

 


 

 

 

 

 

postato da: GuidoR alle ore 13:16 | link | commenti (3)
categorie: deliri, esistenze
mercoledì, 23 maggio 2007

Il banchetto dei topi e lo spettro dell'epidemia

Quanta pazienza deve avere un cittadino per trattenersi dallo scendere in strada e dare fuoco al tanfo irrespirabile?
Ardono fuochi, ma non di guerriglia. Per le strade di Napoli cento fiamme consumano gli avanzi, lasciati in strada privi di raccolta. Certo è una mossa fuorilegge appiccare fuoco in luogo pubblico, ma sotto le tutele di quale legge sta chi si ritrova da giorni sotto casa un cumulo di resti che marciscono, i topi che banchettano, lo spettro dell'epidemia col primo caldo estivo? Quanta pazienza è chiesta a un cittadino, quanta mansuetudine deve avere per trattenersi dallo scendere in strada e dare fuoco al tanfo irrespirabile? È istintivo e legittimo il bisogno di purificare con le fiamme il cadavere impuro della merce che sfiata la sua decomposizione sotto la finestra davanti al portone. Meglio il fuoco, meglio i pompieri, i loro idranti che placano per un poco la peste apparecchiata. Napoli è stata l'ultima città d'Europa ad avere un'epidemia di colera, nel 1873. I cento fuochi della città esalano il suo abbandono, mentre la Campania rifiuta i suoi rifiuti. Ne ha diritto. Nessuno ti può imporre a domicilio la spazzatura altrui. Nessun potere può costringerti a discarica. Ma è possibile che non si possa rendere uno stoccaggio di rifiuti urbani sicuro e desiderabile come un casinò? Per esempio: offrire in cambio dell'ospitalità un'esenzione parziale delle tasse, una decurtazione della bolletta energetica, un ospedale, un impianto sportivo, perfino un casinò. Si deve imporre la spazzatura? Non la si può invece offrire con incentivi e garanzie? Una discarica ben corredata di vantaggi non sarebbe all'improvviso una leccornia? Il Sud non si fida di nessuna promessa, di nessun: «dirò, farò». Sa per esperienza da che feudalesimo politico è governato. È Sud di sudditanza, non di cittadinanza. E gli si vuole imporre una schifezza da subire e basta? Nei fuochi di Napoli e nei blocchi furiosi ma civili dei piccoli comuni minacciati, ci sono due ragioni e un solo torto. Quello di Stato che agisce per decreti, per catene di comando che ignorano l'arte della persuasione e della contrattazione. Prima di imporre: offrire. Prima di decidere: consultare. Prima di scavare discariche: sanare il territorio e metterlo in sicurezza dalla dispersione di residui tossici. Dov'è finita la politica in questo Paese? Quando si è persa l'intelligenza di chi per professione sapeva mediare e dividere? I governanti sempre più spesso si urtano contro una opposizione unanime di popolo, dalla Val di Susa in giù. Questo dipende da un'imbecillità di comando politico, non certo dalla sana e sacrosanta dinamica sociale di chi contrasta con ragioni da vendere. Proprio la Val di Susa è un capolavoro di arroganza da una parte e di passione civile dall'altra. Ci si lamenta che la politica sia diventata una casta di privilegiati. Ben venga la casta e i privilegi, se ha il merito dell'intelligenza e della competenza indispensabile. Che importa se il nostro personale pubblico è il più pagato d'Europa, se le auto blu scorrazzano le amanti? Purché facciano bene il mestiere per il quale sono pagati. Ma no: essi, gli impoltronati pubblici, sono la più approssimativa classe dirigente mai apparsa finora in Italia. Incapaci di intendere e volere la parola politica. Certo l'Italia democristiana produceva meno rifiuti. Eduardo in una sua commedia usciva di casa con un pacchettino legato al dito dicendo: «Questa è tutta la spazzatura». Altr'Italia, viaggiava per emigrazione, non per turismo. Progettava, pensando al Sud come questione meridionale. Oggi ogni minima faccenda, come quella dei rifiuti, è elevata a rango di emergenza. Oggi la parola emergenza sta a giustificare ogni fallimento di programmazione e previsione. Politica, addio. Quanto tempo questo Paese deve rimpiangere una classe capace di governo?
Erri De Luca
postato da: GuidoR alle ore 10:15 | link | commenti (3)
categorie:
martedì, 22 maggio 2007

...e nisciuno se ne importa...

Spazzatura, con il Vesuvio sullo sfondo (Olympia)
postato da: GuidoR alle ore 16:59 | link | commenti (2)
categorie: musica, napoli, radici, roots
lunedì, 21 maggio 2007

Periferia, sempre al centro.

Opera di periferia” di Peppe Lanzetta

di Gianluca Guarnieri  

tratto da flipnews.org 

Nel “Mare magnum” delle produzioni teatrali, che vanno a susseguirsi in questo periodo dell’anno, è particolarmente interessante questo “Opera di periferia”, “musical” di Peppe Lanzetta, uno degli autori più illuminati, della Napoli dei giorni nostri.

Parlavamo di interesse, e di spunti ne troviamo molti, in questo sguardo attento e a tratti dolente, su una città in perenne sfida con se stessa, in un affresco della quotidianità partenopea, nei suoi frangenti più duri e allo stesso tempo più coinvolgenti.

La scena si svolge attualmente, nella periferia napoletana, con la lotta tra due bande, che hanno scelto di chiamarsi con i nomi di una delle contrapposizioni più dure dei nostri giorni: quella tra israeliani e palestinesi, con il “focus” mirato su quella cosiddetta “palestinese”, con i propri drammi, sogni, le proprie miserie, ma anche di un’apertura netta e palese verso il “futuro” e verso la fusione con altre culture (quella magrebina, in primis) mentre la parte di una Napoli classica e legata al rapporto esistente con la criminalità organizzata è affrescata dal personaggio della “Maga Aurora”, una donna che per far evitare al proprio figlio Carlo, boxeur di incerto futuro, di compromettersi e di proteggerlo dall’opprimente e negativo potere criminale, si trova invischiata in un giro malavitoso, prestando soldi a strozzo, mimetizzando la turpe attività con un lavoro da cartomante. Il plot dello spettacolo è questo, in un mix di classicità e nuovi orizzonti, con momenti di sincero e palpitante umorismo, alternati dalla cupezza delle situazioni, fino ad un finale sorprendente e amaro, che lascia attoniti e sorpresi. Per chi ama un teatro dirompente e lontano dalle staticità, “l’Opera di periferia” non sarà una delusione. Un testo d’impatto, una recitazione efficace con su tutti una Maria Rosaria Virgili, ricca di forza espressiva ed abile nel donare sfumature di drammaturgia classica alla sua Aurora, con echi degni di una Medea di Scampia, sofferente e rabbiosa. Oltre alla Virgili, una Carla Avarista, perfetta come opportuno contrappunto, nel dare vita al personaggio della signora Torre, comare teledipendente, angosciata dai telegiornali e dalla situazione internazionale post 11 settembre. Uno spettacolo, che curiosamente, non è stato profeta in patria, visto che nel capoluogo campano è restato in scena per una sera soltanto, per via di una serie di vicissitudini che hanno lasciato profondi dispiaceri allo stesso Peppe Lanzetta, costretto ad emigrare ed a cercare spazi altrove; spazi trovati nella Capitale, che si dimostra “Alma mater” accogliendo affettuosamente e saggiamente il tutto.

Per fortuna, perché merita quanto di buono visto, con la guida attenta di Pasquale De Cristofaro, regista di esperienza (Cocteau, Gatto, Moliere) e di sobrietà, che non sbaglia nel mantenere una certa frugalità nella messa in scena. Di sicuro, un’occasione per riflettere e la cosa non fa mai male.

postato da: GuidoR alle ore 11:43 | link | commenti (1)
categorie:
giovedì, 17 maggio 2007

Senza impegno.

Voglio fare le cose così, senza fregarmene troppo di quello che succede dopo.

Ho bisogno di non pensare a quello che realmente può essere conseguente ad una qualsiasi mia decisione. Così, voglio agire così, senza troppo impegno.

E per questo, soprattutto per questo che io devo stramene qui o altrove con me stesso. Perché mi conosco e so quello che mi può aspettare dal stare con me, solo con me.

Ma senza impegno.

postato da: GuidoR alle ore 11:50 | link | commenti (6)
categorie:
mercoledì, 16 maggio 2007

Calore, troppo o troppo poco.

Perso Into 'O Cavero

24 Grana, Metaversus

L'ommo ca guarda nun pensa
vive e speranza 'na fisica assenza
l'ommo se guarda pelato
se cerca 'inta a 'n'ato "Je sto peggio 'e te"
Fronna
furtuna guarda ca chiove e me 'nfonne
me 'nfonne 'o naso ca resta appilato
torno crullato perso 'into 'o cavero

L'ommo ca ha perso 'a speranza
guarda se pensa annasconne pacienza
l'ommo se sente cchiù crudo
ma tene paura "So cchiù forte 'e te"
Fronna
'na luce sbatte 'into 'e cchiocche se 'nchiomma
chistu calore me lassa 'ntrunato
me perdo cu 'o ciato e me trovo 'into 'o cavero

Perso 'into 'o cavero
e stongo perso
perso 'into 'o cavero
Perso 'into 'o cavero
e stongo perso
perso 'into 'o cavero

'O niro me stuta 'o piacere
sulo si 'o veco sente ca fete
doppo ciento muntagne scalate
una doppo ll'ata je fuje appaurato
Fronna
m'aspetto 'n asso ma sta carta nun sponta
sponta 'o struzzino ca me guarda arrapato
me sento sfiancato e me perdo 'into 'o cavero

'O cuorpo se tegne 'e sustanza
rossa cuscienza forte 'e custanza
'o core si cade nun fremme
no nun s'arrende 'a pressione nun scenne

Fronna
meglio ca jesco e si chiove me 'nfonno
lasso 'o signale cu 'a carta allummata
scengo 'ngazzato e me votto 'into 'o cavero

Perso 'into 'o cavero
e stongo perso
perso 'into 'o cavero
Perso 'into 'o cavero
e stongo perso
perso 'into 'o cavero
postato da: GuidoR alle ore 11:09 | link | commenti (1)
categorie: musica, deliri, amici, napoli, radici, esistenze, roots
giovedì, 10 maggio 2007

Prima Colazione.

Lui ha messo
Il caffè nella tazza
Lui ha messo
Il latte nel caffè
Lui ha messo
Lo zucchero nel caffellatte
Ha girato
Il cucchiaino
Ha bevuto il caffellatte
Ha posato la tazza

Senza parlarmi
S'è acceso
Una sigaretta
Ha fatto
Dei cerchi di fumo
Ha messo la cenere
Nel portacenere

Senza parlarmi
Senza guardarmi
S'è alzato
S'è messo
Sulla testa il cappello
S'è messo
L'impermeabile
Perché pioveva

E se n'è andato
Sotto la pioggia
Senza parlare
Senza guardarmi,
E io mi son presa
La testa fra le mani
E ho pianto

Jacques Prévert
postato da: GuidoR alle ore 14:46 | link | commenti (7)
categorie: libri, deliri, radici, esistenze, roots
martedì, 08 maggio 2007

L'ennesima delusione.

Mi verrebbe voglia di chiudere qui, anche il blog, con un ultimo post. Come a voler mandare tutti a quel paese, come a voler dire basta, mi sono rotto...

Il fatto è che non sopporto che una persona da niente incontrata in strada per caso si senta in dovere di parlarmi e di dirmi cose su di me, sulla mia ex, sulla mia ex-storia che io nemmeno so. E' terribile quando qualcuno, che manco conosci, ti dice cose che riguardano strettamente la tua vita e che nemmeno tu sai. E non le sai perchè qualcun altro te le ha nascoste, perchè non te le ha mai dette. Ha taciuto e tu sei rimasto ignaro e allo scuro di tutto.

Non so se ora dentro di me c'è più rancore, rabbia, delusione, disillusione, non lo so. So solo che ancora una volta non me l'aspettavo, so che ancora una volta le persdone che mi prefiguro nella mia mente a volte non corrispondono alla realtà. Ed è ancora più dura quando pensavi che queste persone fossero davvero vicine alla tua sfera personale, quando ti illudevi che forse le conoscevi meglio di chiunque altro sulla faccia della terra.

Errrore imperdonabile.

http://vids.myspace.com/index.cfm?fuseaction=vids.individual&videoID=1577130779

postato da: GuidoR alle ore 08:45 | link | commenti (7)
categorie: deliri, esistenze
venerdì, 04 maggio 2007

Piove.

Non lo faceva da tempo.

La pioggia si è fatta attendere a lungo, desiderata con bramosia ed ardore, come se il suo mancare fosse presagio di future catastrofi. Gli statistici già snocciolavano numeri, facevano riferimento ad anni lontani, quando l'ultima volta la stessa situazione si era verificata.

Ed ora che lei è qui e da quasi una settimana non va via c'è già chi ritira fuori i numeri, gli stessi statistici di prima, e chi fa riferimento ad anni lontani, diversi da quelli di prima, come un ricordo malinconico.

E noi siamo qui, spettatori inermi, seguiamo il tutto come si fa dal bordo di un campo da tennis, vediamo la palla rimbalzare da una parte all'altra del campo, muovendo solo la testa e aspettando solo di applaudire al prossimo punto, che poi è un raggio di sole o un'intera bella giornata.

Esco, tendo la mano, aspetto di sentirla bagnata, aspetto che anche il mio viso alzato verso il cielo si bagni, chiudo gli occhi e allargo le braccia. Le mani hanno i palmi rivolti verso l'alto. 

Aspetto. Di essere completamente bagnato, zuppo. Aspetto per poter dire di essere stato uno con un evento della natura. Uno con ciò che mi circonda. Uno solo. Uno solo in attesa di essere due.

 

 

postato da: GuidoR alle ore 14:23 | link | commenti (3)
categorie: italia, deliri, amici, esistenze, roots