ViaggiDellaMente

Pensieri sparsi in ordine sparso.

Chi sono

Utente: GuidoR
Nome: Guido
Partito da Napoli circa dieci anni fa e non ancora arrivato. Sono curioso, mi piace conoscere quello che è intorno a me. Mi piace la musica, interminabile colonna sonora della mia vita, mi piace leggere, per andare lontano con la mente, mi piace scrivere, per poter dire di esserci stato. Ho 33 anni e voglio ancora imparare.

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martedì, 24 aprile 2007

L'amore si fa ripensare - 25 Aprile

"Tornaci. Se te la senti, tornaci. Ma sappi che ogni volta passeranno con camion e mitraglie e cani per quelle colline dove tu sarai, io mi sentirò morire. Ora vai".
Abbraccio mia madre, non stretta, che non senta col petto la pistola che mi sforma una tasca. Scendo nel prestino, lo traverso. Alla porta il fornaio di Bellonuovo mi mette la mano nella mano e in tasca un cotechino incartato. Gli sono grato che non mi parla di rifletterci bene, pesto i piedi per aggiustarli negli scarponi, e vado.

E' già buio e molto freddo. Non c'è luna, ma spunterà? Risalgo la provinciale Alba-Acqui per un duecento metri, taglio in un prato in salita e sono sulla stradina di S.Rocco.

Lì stacco il mio bel passo da campagna; paiono viaggiare con me le colline alla mia destra, che guardano la mia piccola città tenuta da loro. Ci vive la ragazza di cui sono, sarò sempre innamorato.

Se ora almeno non fossi innamorato, o se piuttosto quella bellissima mi desse speranze. A non voler staccare gli occhi da quelle colline, mi trovo con un piede sul vuoto del fossato. Mi riporto in metà della strada con uno scossone.

Ma l'amore si fa ripensare.

Se m'ammazzano, posso sperare che lei senta qualcosa rompersi dentro e venga sù per le colline a cercarmi tra amici e nemici, ululando come una lupa?
Mi ritroverà lungo, lunghissimo sopra la neve e mi bacerà tra sangue e gelo.

Da 'Appunti Partigiani', Beppe Fenoglio, Einaudi

 

postato da: GuidoR alle ore 14:57 | link | commenti (3)
categorie: libri, amici, esistenze
mercoledì, 18 aprile 2007

Aggiornamento

Questo è un aggiornamento del Blog.

Un nuovo post su Niente.

Ognuno immagina o pensa a ciò che vuole: una canzone, una poesia, un film, una persona incontrata al bar stamattina, quello che v'ha tagliato la strada in macchina.

Ognuno ciò che vuole.

postato da: GuidoR alle ore 11:10 | link | commenti (12)
categorie: deliri, amici, esistenze
giovedì, 12 aprile 2007

Out now.

Da Kataweb musica, di Katia Riccardi

Ci sono voci che cantano ancora. Sono voci nascoste nei vicoli, profonde, forti, agganciate a nomi famosi a fare da traino anche se di traino non ci dovrebbe essere più bisogno. Lucariello è una di queste voci. Presentato come il nuovo cantante degli Almamegretta, oggi torna solista con un album, Quiet, prodotto da Taketo Gohara per l'etichetta degli Alma, la Sanacore Records e nato tra le eleganti pareti delle Officine Meccaniche di Mauro Pagani. E' stato Lucariello a sostituire lo spazio vuoto lasciato da Raiz quando ancora era Raiss. E lo ricorda bene. "E' stato durissimo ereditare il posto di Rino. Al primo concerto che ho fatto - racconta -, presentarono gli Alma e salii io. Non potevo più tornare indietro. Ho chiuso gli occhi, mi sono buttato. Il primo anno è stata dura. Il disco che abbiamo fatto insieme Sciuoglie 'e cane non era conosciuto, in concerto all'inizio non facevo i pezzi vecchi, poi man mano abbiamo cominciato a farli. E lui alla fine mi ha fatto i complimenti...".
La voce di Luca Caiazzo in arte Lucariello, ha una lunga storia alle spalle, una lunga strada davanti da percorrere e nessun bisogno di traino. Perché dice cose importanti. Canta storie comuni, la sua Napoli, i problemi legati alla città del sole, che sono i problemi di tutti, in tutto il mondo, ovunque.
"Sono sette anni che voglio fare questo disco. I pezzi li ho raccolti nel tempo. Sono racconti, nove brani che ho scelto tra una trentina di canzoni" dice. Sorride, pacifico, disponibile. Come uno scrittore con la voglia di raccontare, di mostrare, di condividere un messaggio. Ma il sorriso non si sente nelle canzoni, che restano drammatiche. E potenti. La voce bassa, graffiata, fa eco a un hip hop che non esiste quasi più, che ha perso la sua identità di nascita per mascherarsi, in questi ultimi tempi, dietro fibre e mondi marci, imitazioni di altre strade, lontane, Oltreoceano.
"L'hip hop è morto. Nel senso in cui lo intendiamo. In America ormai è un sedativo per non svegliare la coscienza. L'esatto contrario del motivo per cui era nato. Che era quello di urlare. Ora i rapper non fanno più la rivoluzione, fanno pubblicità, hanno i soldi, gli sponsor. Ma qui in Italia ci sono realtà ancora buone. Come i Co sang. Abbiamo cose in comune, loro sono i miei fratelli più piccoli. Al sud qualcosa c'è ma il problema grosso è che tutto il movimento discografico è spostato a nord. Napoli non ha una major, non ci sono uffici stampa. Perfino il dialetto è un problema. Per la radio, per uscire". Ed è proprio un peccato. Perché il dialetto è la forza di Lucariello, come fu a suo tempo la forza di Raiz, come lo slang è la forza dei rapper ricchi che ancheggiano su Mtv.

Lucariello non ha proiettili in corpo, ma un tatuaggio sul torace, enorme, i simboli della preghiera buddista. Pace. Meditazione. "A un certo punto della mia vita stavo seguendo un percorso e ho incontrato il buddismo. Mi ha aperto la vita, fatto vivere diversamente il rapporto con la musica", spiega.
Non c'è bisogno di spari per essere qualcuno, non qui, e soprattutto non a Napoli dove gli spari ci sono davvero e per le strade il solo scopo è evitarli, non certo prenderli per farne ornamento. "Durante le riprese del video di Love song, girato dal giapponese Tak Kuroa, c'era un'atmosfera tesissima. Facevamo le riprese nei Quartieri Spagnoli, gli abitanti hanno pure picchiato gli attori, pensavano fossero delinquenti.. Abbiamo avuto un sacco di problemi. Due ragazzini col casco integrale sono usciti dai vicoli, cercavano qualcuno. Alla fine abbiamo sentito il rumore del colpo. Avevano sparato, l'avevano trovato".
Ci sono voci che cantano ancora. Che parlano del potere della televisione, di quel piccolo schermo pericoloso con il quale siamo cresciuti e che resta un amico del quale è meglio non fidarsi (Pistole, Puttane e Cocacola, Love Song). O che avvicinano i clandestini caduti dal gommone e cresciuti tra i pescatori di Napoli (Lunastella). Che ascoltano prostitute, tristi regine di notte (Queen of The Street), e disegnano giochi di spacciatori e speranze di ragazze madri lasciate e ancora in cerca di amore, pure se diverso.

Ci sono canti che parlano ancora. E che ora sarebbe il caso di ascoltare.

Quiet, Lucariello, Sanacore Records

www.lucariello.net

www.myspace.com/lucariell

www.almamegretta.net

 

 

postato da: GuidoR alle ore 08:44 | link | commenti (4)
categorie: musica, amici, napoli, radici, esistenze, almamegretta, roots
venerdì, 06 aprile 2007

You can find me here.

postato da: GuidoR alle ore 10:53 | link | commenti (2)
categorie:
martedì, 03 aprile 2007

Malinconia

Non so esattamente qual è il suo volto, non so esattamente come può essere rappresentata esteticamente.

So solo che c'è una canzone che me la ricorda ogni volta che l'ascolto, ogni volta che sento quelle mani sfiorare le corde di quella maledetta chitarra. E non che la canzone parli di questo stato d'animo, ma riesce a trasmetterla perfettamente.

Non riesco nemmeno a descrivere esattamente la situazione, che forse è anche banale. Ma quello che mi lascia di stucco e che mi tocca (il cuore proprio come quelle corde di chitarra) è il fatto che è tutto visto con gli occhi di un bambino. C'è la famiglia riunita, la mamma che guarda il papà con ammirazione, c'è il quartiere sullo sfondo. C'è il tuo destino che è già segnato nei volti e nella vita dei tuoi genitori. C'è il tempo che è andato, che non ritornerà uguale. Nel bene e nel male.

E dopo aver visto fare sacrifici enormi ai tuoi genitori, dopo aver visto le loro privazioni, dopo aver visto la loro semplicità nell'affrontare la vita, c'è la voglia di provare a renedere la tua migliore. O almeno c'è la speranza di riuscire a farlo.

Ed è lì che arriva la malinconia, in una frase urlata quasi a caso.

Arriva di corsa e ti sale da dentro quando senti, in quella frase urlata quasi a caso che l'unica strada possibile per raggiungerla  può essere solamente una beffarda, fortunata, scontata e catartica vincita alla lotteria.

Malinconia.

 

USED CARS

B. Springsteen, Nebraska

My little sister's in the front seat with an ice cream cone
My ma's in the black seat sittin' all alone
As my pa steers her slow out of the lot for a test drive down Michigan Avenue

Now, my ma, she fingers her wedding band
And watches the salesman stare at my old man's hands
He's tellin' us all 'bout the break he'd give us if he could, but he just can't
Well if I could, I swear I know just what I'd do

Now, mister, the day the lottery I win I ain't ever gonna ride in no used car again

Now, the neighbors come from near and far
As we pull up in our brand new used car
I wish he'd just hit the gas and let out a cry and tell 'em all they can kiss our asses goodbye

My dad, he sweats the same job from mornin' to morn
Me, I walk home on the same dirty streets where I was born
Up the block I can hear my little sister in the front seat blowin' that horn
The sounds echoin' all down Michigan Avenue

Now, mister, the day my numbers comes in I ain't ever gonna ride in no used car again

http://www.leggievai.it/23/03/2007/settimo-splendore-modernita-malinconia-verona/

http://www.lifegate.it/essere/articolo.php?id_articolo=1507

http://www.youtube.com/results?search_query=used+car+springsteen (Non ho trovato l'originale!!!)

postato da: GuidoR alle ore 18:23 | link | commenti (1)
categorie: musica, deliri, esistenze, bruuuuce