ViaggiDellaMente

Pensieri sparsi in ordine sparso.

Chi sono

Utente: GuidoR
Nome: Guido
Partito da Napoli circa dieci anni fa e non ancora arrivato. Sono curioso, mi piace conoscere quello che è intorno a me. Mi piace la musica, interminabile colonna sonora della mia vita, mi piace leggere, per andare lontano con la mente, mi piace scrivere, per poter dire di esserci stato. Ho 33 anni e voglio ancora imparare.

Partecipano

Foto recenti

Bottoni

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte
mercoledì, 28 marzo 2007

Have you ever been all messed up?

Mi piacciono queste atmosfere un po' dark, questa voce un po' roca che ce la fa appena a tirare fuori le parole.

E questa batteria che parte all'improvviso.

Mi piace questa moderata orecchiabilità. Si chiamano 'The Notwist', sono un gruppo tedesco, e sono una vera rivelazione. Sono anche nella colonna sonora dell'ultimo eccezionale film di Paolo Sorrentino 'L'amico di famiglia'.

Mi piace scoprire cose nuove.

Anche per questo mi piace la vita.

 

One with the Freaks

You'll no longer be kissed and kind
as you long for intuition
as you have to learn the lesson twice
You'll no longer be kissed and kind
as you long for intuition
as you have to say the password twice
have you ever?
have you ever been all messed up?
have you ever?

Have you ever?
Have you ever been all messed up?
Have You ever?
You're the pincard
You're the lifeguard
You're the information guide
Things look much bigger on your knees
on your knees

Miss the signal
Miss the signpost
Miss the exits to it all
And all of a sudden
you were one with the freaks

(X4)
Have you ever?
Have you ever been all messed up?
Have You ever?

http://www.youtube.com/watch?v=1SZ159uPvnc

www.notwist.com

http://de.wikipedia.org/wiki/The_Notwist

http://www.allthelyrics.com/lyrics/the_notwist/

 

postato da: GuidoR alle ore 12:00 | link | commenti (3)
categorie: musica, amici, esistenze
giovedì, 22 marzo 2007

Valore

Va bè, visto che siamo in tema di poesie, eccone una che considero una delle più belle che io conosca, scritta da uno scrittore che amo.

Racchiude l'essenza della vita, quello che dovrebbe essere, quella che io vorrei che sia.

http://www.youtube.com/watch?v=03k9su2y58E

Considero valore ogni forma di vita, la neve, la fragola, la mosca.
Considero valore il regno minerale, l'assemblea delle stelle.
Considero valore il vino finche' dura il pasto, un sorriso involontario, la stanchezza di chi non si e' risparmiato, due vecchi che si amano.
Considero valore quello che domani non varra' piu' niente e quello che oggi vale ancora poco.
Considero valore tutte le ferite.
Considero valore risparmiare acqua, riparare un paio di scarpe, tacere in tempo, accorrere a un grido, chiedere permesso prima di sedersi, provare gratitudine senza ricordare di che.
Considero valore sapere in una stanza dov'e' il nord, qual'e' il nome del vento che sta asciugando il bucato.
Considero valore il viaggio del vagabondo, la clausura della monaca, la pazienza del condannato, qualunque colpa sia.
Considero valore l'uso del verbo amare e l'ipotesi che esista un creatore.
Molti di questi valori non ho conosciuto.

postato da: GuidoR alle ore 11:42 | link | commenti (6)
categorie: libri, esistenze
lunedì, 19 marzo 2007

Non è mai detto.

Uno pensa che sull'amore sia stato detto tutto, che siano stati spesi milioni e milioni di fiumi di parole ed abbiano trattato tutto il trattabile. E' vero secondo me. I turbamenti, la passione, i tradimenti la felicità, ognuno li vive a modo suo, ma alla fine sono tutti figli della stessa sensazione.

Ma il modo di dire le cose può cambiare, e anche molto, a mio avviso. a volte una cosa banale, detta nel modo giusto, detta con gli occhi che riescono a parlare, può diventare magia e poesia allo stato puro.

Shakespeare ce l'ha insegnato raccontandoci quella che è la storia delle storie, l'emblema della passione in amore, l'emblema del legame che non si spezza nemmeno con la morte.

E i Radiohead hanno scritto una canzone, sensibile e toccante che ci fa capire quanto ciascuno possa fare propri dei sentimeti universali ed esprimerli in maniera unica.

 

Exit Music (For a film)

Radiohead (OK Computer)

Wake, from your sleep
The drying of your tears
Today, we escape
We escape

Pack, and get dressed
Before your father hears us
Before, all hell
Breaks loose

Breathe, keep breathing
Don't lose, your nerve
Breathe, keep breathing
I can't do this, alone

Sing, us a song
A song to keep us warm
There's such a chill
Such a chill

You can laugh
A spineless laugh
We hope your rules and wisdom choke you
Now we are one
In everlasting peace

We hope that you choke, that you choke [x3]

http://www.youtube.com/watch?v=iMqXj-eVCjI

postato da: GuidoR alle ore 17:34 | link | commenti (12)
categorie: musica, libri, esistenze
giovedì, 15 marzo 2007

I bambini mi emozionano

Un giorno posterò qualcosa sulle lacrime ed in particolare sull’arte di commuoversi. Credo che ci sia un gene che determina quali sono le persone che vi sono maggiormente portate. E non importa se sono maschi o femmine, giovani o anziani. C’è chi è più portato e chi no. Ma questo è l’oggetto di un altro post, non questo.

Ieri sera pensavo alle mie nipoti, 4 anni, gemelle. E da loro la mia mente, come al solito, ha iniziato a viaggiare. Ma poi nemmeno tanto. L’unica cosa che ho fatto è che ho iniziato a pensare ai bambini. E al fatto che starei ore a guardarne uno, ore ad ammirare la loro delicatezza, i loro sorrisi e la dolcezza che, in mille modi diversi, riescono ad esprimere. La loro forza è che riescono sempre ad incidere, positivamente, sul mio umore. Mi fanno sorridere, mi fanno ridere, mi fanno addolcire. E poi sono in grado di mettermi sempre in uno stato di totale serenità, tranquillità d’animo, pace. Basta uno sguardo, basta incontrarli per caso sotto casa con una mamma e guardandoli scorgi quella carezza che fa breccia, quell’espressione che ti stupisce, quella parola fuori luogo che ti fa spaccare dalle risate.

E poi a volte mi fanno commuovere. Non so cos’è che scatta, non so se è quel gene che risuscita, non so esattamente. So solo che quando meno te l’aspetti, sono in grado di spiazzarti. Tu rimani basito, in mezzo ad un abbraccio o ad un bacio e loro ti toccano il cuore.

Con un nulla. La loro delicatezza diventa delicatamente forza.

postato da: GuidoR alle ore 09:06 | link | commenti (6)
categorie: deliri, amici, esistenze
venerdì, 09 marzo 2007

Runawai Train

Chi mi conosce, sa quanto mi sono cari i temi legati al viaggio. 
Non inteso come vacanza, ma come percorso che ti spinge a decidere o ti costringe a vivere la tua vita altrove. La cosa che mi affascina è che spesso questo viaggio ha delle implicazioni talmente tanto forti da sovrapporsi a quello che può essere il, o un, viaggio interiore. Ci sono tanti modi per viaggiare, in alcuni casi c’è un che di magico come, secondo me, viaggiare in treno.
C’è una canzone, tra le mille, che mi affascina, si chiama Runaway Train. All’inizio sembra l’ennesimo frutto di un‘improvvisata Boy Band. Poi va avanti e ti prende, nel ritmo e nelle parole. Capisci che a volte il treno ti porta dove non vuoi, che a volte un treno non è una scelta (‘Wrong way on a one-way track’) e che a volte, così come nella vita, c’è un’unica direzione. Tu sali e devi comprare il pacchetto, come in quei viaggi vacanza dove sono comprese nel prezzo anche le bevande, acqua e vino, durante i pasti. Puoi provare a modellarlo sulla base delle tue esigenze, ma non sempre e comunque fino ad un certo punto.
Questo fine settimana vado a trovare un amico, prenderò l’ennesimo treno. Spero di riuscire a capire in tempo se sarà un Runaway Train.
 
 
Call you up in the middle of the night
Like a firefly without a light
You were there like a blowtorch burning
I was a key that could use a little turning

So tired that I couldnt even sleep
So many secrets I couldnt keep
I promised myself I wouldn’t weep
One more promise I couldn’t keep

It seems no one can help me now,
I’m in too deep; theres no way out
This time I have really led myself astray

Runaway train, never going back
Wrong way on a one-way track
Seems like I should be getting somewhere
Somehow I’m neither here nor there

Can you help me remember how to smile?
Make it somehow all seem worthwhile
How on earth did I get so jaded?
Lifes mystery seems so faded

I can go where no one else can go
I know what no one else knows
Here I am just a-drownin in the rain
With a ticket for a runaway train

And everything seems cut and dried,
Day and night, earth and sky,
Somehow I just dont believe it

Runaway train, never going back
Wrong way on a one-way track
Seems like I should be getting somewhere
Somehow Im neither here nor there

Bought a ticket for a runaway train
Like a madman laughing at the rain
A little out of touch, a little insane
Its just easier than dealing with the pain

Runaway train, never going back
Wrong way on a one-way track
Seems like I should be getting somewhere
Somehow Im neither here nor there

Runaway train, never coming back
Runaway train, tearing up the track
Runaway train, burning in my veins
I run away but it always seems the same
 
 
http://www.youtube.com/watch?v=yZcEn0v648I
 
postato da: GuidoR alle ore 18:37 | link | commenti (12)
categorie: musica, deliri, amici, esistenze
martedì, 06 marzo 2007

Ce l’ho con te.

Risposta non ragionata a “Quando sarai grande” di Edoardo Bennato.
 
Ce l’ho con te che hai fatto una promessa e non l’hai mantenuta. Ce l’ho con te perché c’ho creduto a quello che hai scritto e cantato, anni e anni nelle mie orecchie. Ce l’ho con te perché ora che mi sento grande, anche se forse non so se lo sono veramente, quello che dovevo sapere non lo so ancora, e le mi domande sono ancora tutte andate e mai tornate con una risposta.
 
(Il vuoto è poi…) Il vuoto c’è anche adesso, ora che sono qui, seduto con il nulla di fronte, il nulla nello sguardo e nulla nel cuore. Il vuoto è intorno, il vuoto è dentro.
(Ti svegli e c’è…) Non dormo da giorni, almeno nel senso più letterale e pieno di quello che significa dormire e quindi sono sveglio da tempo, troppo.
(…un mondo intero, davanti a te…) Quello che c’è intorno a me oramai lo conosco bene, mi è del tutto familiare. Le strade, tutte, anche i vicoli più nascosti. Li ho percorsi uno ad uno, tutti, per provare a vedere e conoscere meglio questo mondo e le persone che lo abitano, che sfuggono via veloci e che non mi danno troppo l’impressione di stare lì a giocare. Anzi, serie così non le ho mai viste, serie perché si prendono sul serio, troppo concentrate sulla propria vita, su se stesse, e con lo sguardo basso mentre camminano forse nemmeno in grado più di stupirsi e di sorprendersi mentre si guardano intorni.
(chi ti risponde, ti dice è presto, quando sarai grande, allora saprai tutto…) Mi hanno detto tempo fa “è presto”, mio padre, mille volte, scolpite una ad una nella mia mente, nel mio cervello. A scuola, altre mille volte “non è previsto nel programma di quest’anno” e poi l’anno dopo la faccia del professore più vecchia e la materia diversa, ma la risposta era sempre la stessa. Poi mi dicevano, “se non capisci è normale, tu chiedi” ma mai una volta che la risposta mi fosse stata data.
(Devi stare zitto, solo ascoltare…) E allora stavo zitto ad ascoltare, zitto ad osservare e le domande annotate dentro di me che tanto meglio non si sarebbe potuto fare.
(Devi leggere più libri che puoi, devi studiare…)Ho studiato, l’ho fatto per me, come si dice, non per vedermi regalato un pezzo di carta, passaporto per il niente. Ho letto e continuo a leggere più libri che posso, con cognizione e curiosità, scegliendoli io senza farmi condizionare dalle classifiche o dai giornali. Per imparare, per conoscere. E per continuare ad annotare domande, con la speranza dentro di me che quel giorno sarebbe arrivato presto, il giorno fatidico in cui avrei potuto rileggere tutte quelle che avevo dentro e una ad una trovare risposta.
(ti hanno iscritto a un gioco grande…) Ho provato a stare al gioco, ad osservare e ad imparare. Ho imparato da me, guardando gli altri, quel mondo di cui tu parli, chi volevo essere e chi non volevo essere, da chi imparare e da chi scegliere solo i comportamenti da non seguire, i ragionamenti da non fare.    
 
Ce l’ho con te perché sto qui facendo i conti con un’illusione, con una promessa e una certezza svanite all’improvviso senza lasciare una traccia per poter essere ritrovate.
Continuo ad avercela con te perché mi hai fatto provare emozioni e mi hai accompagnato fin da un’adolescenza di sorrisi, per anni e anni, in tua compagnia, nell’illusione di crescere e di avere risposte.
Quell’illusione c’è ancora adesso e ci sarà domani, almeno fino a quando avrò la reale certezza di essere grande.
E anche per questo, per tutto questo, io non riesco ad avercela con te.
 
 
  
Quando sarai Grande
(E. Bennato)
 
Il vuoto e poi
Ti svegli e c’è
Un mondo intero
Intorno a te.
 
Ti hanno iscritto
A un gioco grande
Se non comprendi
Se fai domande
 
Chi ti risponde
Ti dice “è presto!”
Quando sarai grande
Allora saprai tutto
 
Saprai perché
Saprai perché
Quando sarai grande
Saprai perché.
 
E allora osservi
Gli altri giocare
E’ un gioco strano
Devi imparare
 
Devi stare zitto
Solo ascoltare
Devi leggere più libri che puoi
Devi studiare
 
E’ tutto scritto, catalogato
Ogni segreto, ogni peccato
 
Saprai perché
Saprai perché
Saprai perché
Quando sarai grande
Saprai saprai
 
Saprai perché
Saprai perché
Quando sarai grande
Saprai saprai saprai
 
Da Burattino Senza Fili, 1978
postato da: GuidoR alle ore 10:31 | link | commenti (8)
categorie: musica, deliri, amici, radici, esistenze