- L'Italia è un paese ancora tutto da fare, my friends. Ogni tanto mi sembra di stare nel Far West. Come un pioniere, sí. C'è tutto da costruire, grandi possibilità per i giovani che hanno testa e cugghiuni. Io, che volete, ormai sono un povero pensionato che se il pomeriggio non mi corico a fare un riposino, manco arrivo a sera. Ma chi ha sangue fresco, c'è da fare per tutti.
A Napoli la gente è ospitale. Adesso poi che ci stanno piú americani che italiani... Marinai, ufficiali, medici, giornalisti. Pare di stare da noi!
Gli italiani, my dear, non parlano le lingue, ma i napoletani sí, le parlano tutte! Conoscete la storia di questa città? No? Qui tutti passarono: francesi, spagnoli, piemontesi, tedeschi e adesso gli americani. I napoletani non sono abituati a stare da soli. Sempre qualcuno in casa, sempre gente diversa, lingue diverse, facce nuove. E hanno un modo di fare, very funny, tutto per la strada, tutto in pubblico.
Io faccio vita riservata, chi volete che venga a discutere con un vecchio, ma vedo tutto dalla mia poltrona. La metto sul terrazzo di casa e da lassú guardo la vita di Napoli che mi scorre sotto. E meglio d'u cinemascope!
Lucky Luciano se ne stava sprofondato sul sedile posteriore della Plymouth decapottabile e parlava, sorrideva generoso alla ragazza seduta davanti, che non riusciva a non voltarsi, torcendo il collo, per annuire ai discorsi del vecchio.
Tratto da 54, di Wu Ming.
M che non lo leggerà mai.
M che è causa e ragione.
M che forse è ancora realtà.
Ti Leggo Nel Pensiero
(Francesco De Gregori)
Faccio a pugni con te,
poi ti vengo a chiamare.
Benedico e ringrazio
e maledico il mondo, com'è.
E mi domando perché,
ti dovrei cercare?
Tutte le volte che passi
e ti fermi lontano, da me.
Sarà come sarà,
sarà come sarà,
se sarà vero.
E mi dirai "cammina"
e mi nasconderai,
la fine del sentiero, però
ti leggo nel pensiero.
Le mie chiavi di casa,
puoi tenertele tu.
Per trovarmi, una stanza
ed un pezzo di pane,
non mi servono più.
Sarà che mi vedrai tremare
durante il temporale
ed alzare la testa e bestemmiare
quando torna il sole.
Sarà come sarà,
sarà come sarà,
se sarà vero.
Sarà che inciamperò da qualche parte
e poi ripartirò, da zero, però
ti leggo nel pensiero.
Chiedimi perdono, per come sono
perché è così che mi hai voluto tu!
Prendimi per il collo, prendimi per mano
che non mi trovo più...
Torno a casa la notte
e non mi lasciano entrare.
E non trovo parole,
e nemmeno ci provo a bussare.
Ma tu davvero puoi prendere il miele,
e trasformarlo in pane?
Davvero sai pescare un uomo,
perduto nel mare?
Sarà come sarà,
se sarà vero.
Sarà come sarà
e mi vedrai davvero.
Poco prima dell'alba,
quando il buio è più nero,
ti leggo nel pensiero.
Ti leggo nel pensiero
Hush now
Don't explain
Just say you'll remain
I'm glad your back
Don't explain
Quiet
Don't explain
What is there to gain
Skip that lipstick
Don't explain
You know that I love you
And what love endures
All my thoughts are of you
For I'm so completely yours
Cry to hear folks chatter
And I know you cheat
Right or wrong, don't matter
When I'm with you sweet
Hush now
Don't explain
My life's yours love
Don't explain
You know that I love you
And what love endures
All my thoughts are of you
For I'm so completely yours
Cry to hear folks chatter
And I know you cheat
Right or wrong, don't matter
When I'm with you sweet
Hush now
Don't explain
You're my joy and pain
My life's yours love
Don't explain
Don't explain
E' un periodo che sto riflettendo su queste cose...
Credere che l'amicizia esista è come credere che i mobili abbiano un'anima. (Marcel Proust)
L'amicizia è Amore senza le sue ali. (George Gordon Byron)
Non è sempre quello che vogliamo sapere, non sempre è quello che desideriamo conoscere.
Le cose che vogliamo sapere non corrispondono quasi mai a quelle che dobbiamo sapere. Quello che dobbiamo sapere è quello che vogliamo noi, quando lo vogliamo noi...
Le sciocchezze vengono dall'istruzione, - disse il vecchio con fare risoluto,
Siamo una generazione di uomini cresciuti dalle donne.
Mi chiedo se é un' altra donna veramente la risposta che ci serve.
(Tyler Durden)
Fight Club, Chuck Palahniuk, Piccola Biblioteca Oscar Mondadori
Siamo angeli con un'ala soltanto, possiamo volare solo restando abbracciati.
(Bellavista)
Così Parlò Bellavista. Regia Luciano De Crescenzo, Italia 1984
Leggerò altre storie di Chuck Palahniuk: Invisibile monsters, Portland Souvenir, Soffocare, Survivor. E poi tornerò a leggere Fight Club.
Voglio ancora farmi trascinare dal vortice della sua scrittura irriverente, anarchica, spasmodicamente turbinosa. Voglio farmi ancora prendere per mano dalle sue storie dell’assurdo, fare viaggi con la mente come in preda a chi sa quale potente droga, imparare a non discernere più tra ciò che è reale, tra quello che vivi e ciò che è parte solo dei tuoi sogni o della tua stessa vita ma diversa da te. Fight Club rende questo, te lo restituisce pagina dopo pagina, senza lasciarti il tempo di stancarti, di annoiarti. Ti fa entrare in un loop da pagina successiva come di chi scopre una dipendenza da una sostanza stupefacente: non vedi l’ora di girarla, non vedi l’ora di andare oltre, di provare a capire fino dove tutto quello che scrive è possibile. Ti godi quello che vivi ma sei già in attesa della dose successiva.
Una storia di autodistruzione. Una storia di singolare sovversione. Vendere sapone fatto con grasso ottenuto dalle liposuzioni, per venderlo alle stesse persone che quelle liposuzioni si sono lasciate fare.
Alienazione, solitudine, noia. Il motore di tutto è la mancanza d’affetto. Sei finito, quando il tuo lavoro che non ti interessa, ti fa stare inchiodato per otto o dieci ore ad una scrivania che non ti interessa, sbrigando sterili pratiche che non ti interessano. Sei finito quando l’unico modo per trovare un po’ di affetto è quando di sera vai a frequentare i circoli di sostegno psicologico dei malati di cancro chiamati ‘Restare uomini insieme’, l’unico modo per avere e dare un po’ di calore, l’unico modo per trovare un motivo per piangere. E allora cerchi qualcosa che ti faccia sentire un po’ più vivo che ti faccia fare un sano bagno nella realtà. O solamente un bagno nel sangue. Il tuo sangue che fai scorrere quando “a mani nude, senza camicia e senza scarpe” combatti in un buio scantinato di un bar con altri ragazzi come te, avvocati, impiegati o agenti finanziari, annoiati e delusi come te. Varia umanità. Senza affetto e senza calore come te.
Farsi del male per sentirlo. E dopo la vita ha un peso diverso, dopo essere stato al Fight Club. Non ti va di litigare per un sorpasso azzardato o per chi ti ha tagliato la strada. Impari a dosare le tue forze, impari l’apsetto più paradossale del rispetto.
Quello che sei lo sei realmente grazie al Fight Club, quello che vivi lo vivi grazie al Fight Club.
O forse no.
“Sai la scarpetta di vetro della nostra generazione è il preservativo. Te la infili quando incontri uno sconosciuto. Balli una notte, poi lo butti via. Il preservativo, voglio dire. Non lo sconosciuto”.
“Ci sono molte cose che non vogliamo sapere delle persone a cui vogliamo bene”.
“E quando qualcuno ti parla, non ti sta cacciando balle. Quando chiacchierate, costruite qualcosa e dopo siete tutt’e due diversi da prima”.
“Ricordati bene” ha detto Tyler. “Le persone che stai cercando di calpestare, sono quelle persone da cui dipendi tu. Noi siamo le persone che laviamo i tuoi vestiti, e cuciniamo i tuoi pasti e te li serviamo a tavola. Noi ti facciamo il letto. Noi ti proteggiamo mentre dormi. Noi guidiamo le ambulanze. Noi smistiamo le tue telefonate. Noi siamo cuochi e tassisti e sappiamo tutto di te. Noi esaminiamo le tue richieste di indennizzo delle compagnie di assicurazione e gli addebiti della tua carta di credito. Noi controlliamo ogni spicchio della tua vita.
Noi siamo i figli di mezzo della storia, cresciuti dalla televisione a credere che un giorno saremo milionari e divi del cinema e rock star, ma non andrà così. E stiamo or ora cominciando a capire questo fatto”, ha detto Tyler. “Perciò fa poco lo stronzo con noi”.
Fight Club, Chuck Palahniuk, Piccola Biblioteca Oscar Mondadori.